mercoledì 8 luglio 2026

Edoardo Prati...fare cultura sui social e sfuggire alla famelica crudeltà del sistema

 

&M state tranquilli, non siete minacciati da noi perché noi non diventeremo mai scrittori o intellettuali, non ci è concesso. Infatti mentre voi scrivete i vostri articoli e i vostri libri, noi veniamo presi venduti e buttati nel cestino. Voi dai vostri editori venite letti, noi veniamo quotati.

Su di voi nel corso degli anni si è investito dal punto di vista culturale, siete stati formati, cresciuti, rimproverati, istruiti, vi è stato dato modo di applicare le vostre virtù e le vostre abilità, a noi no. Noi siamo, per la maggior parte, studenti universitari che sognano di fare il vostro lavoro. Ci siamo inventati un modo di farci sentire nella speranza che qualcuno ci aprisse le porte e ci aiutasse a crescere nei nostri obiettivi, ma dove voi avete trovato pagine da scrivere noi abbiamo trovato contratti, e ahimè, qualcuno lo abbiamo firmato nella speranza di aprirci una strada. Non siamo la stessa cosa cari Masneri e Minuz.

Quando qualcuno di noi alza la testa e dice di non voler essere la Wanna Marchi di sé stesso, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi dice di non voler fare il video in cui corre nudo all’orizzonte mentre promuove la sua raccolta di poesie, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si classifica o si rifiuta di spendere più tempo ad imboccare l’algoritmo raccontandogli quanto tempo passa a scrivere o leggere e inizia a scrivere e leggere davvero, viene eliminato.

Quando il libro di uno di noi non raggiunge le cinquantamila copie che l’editore aveva preventivato, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si prende un mese per pensare, viene eliminato.

“Sono tanti, sono giovani e forti” scrivete all’inizio del vostro articolo, ma non siamo più di una decina. Non siamo giovani, siamo solo nati troppo tardi e non possiamo essere forti perché non c’è una casa per noi o una tradizione che ci difenda o qualcuno che ci prenda in bottega e investa su di noi.

Siamo nati troppo tardi e, ahimè, come dimostra il fatto che dopo essere stato sfidato su un quotidiano io sia costretto a rispondervi su Instagram, non giocheremo mai con voi, che invece siete tanti, un po’ stagionati e forti di quella tradizione novecentesca in cui all’ultimo siete riusciti ad inserirvi senza però essere stati in grado di portare avanti”.

Ho oramai molti più anni di Prati, eppure ciò di cui parla mi tocca, perché anche chi è nato negli anni ‘90 si è trovato verso i vent’anni a dover fare i conti con i social. Di più, temo che oramai quasi chiunque, quasi a qualunque età, lavorando in un contesto culturale – che ha oramai una natura anfibia, poiché spesso alla scrittura viene richiesto un supporto fisico, “un’ostensione del corpo” come la chiama Loredana Lipperini – si sia dovuto porre delle domande sul loro utilizzo e sull’immagine che si vuole proiettare nel mondo professionale e non. Eppure mi pare che malgrado l’indubbia intelligenza

... state tranquilli, non siete minacciati da noi perché noi non diventeremo mai scrittori o intellettuali, non ci è concesso. Infatti mentre voi scrivete i vostri articoli e i vostri libri, noi veniamo presi venduti e buttati nel cestino. Voi dai vostri editori venite letti, noi veniamo quotati.

Su di voi nel corso degli anni si è investito dal punto di vista culturale, siete stati formati, cresciuti, rimproverati, istruiti, vi è stato dato modo di applicare le vostre virtù e le vostre abilità, a noi no. Noi siamo, per la maggior parte, studenti universitari che sognano di fare il vostro lavoro. Ci siamo inventati un modo di farci sentire nella speranza che qualcuno ci aprisse le porte e ci aiutasse a crescere nei nostri obiettivi, ma dove voi avete trovato pagine da scrivere noi abbiamo trovato contratti, e ahimè, qualcuno lo abbiamo firmato nella speranza di aprirci una strada. Non siamo la stessa cosa cari Masneri e Minuz.

Quando qualcuno di noi alza la testa e dice di non voler essere la Wanna Marchi di sé stesso, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi dice di non voler fare il video in cui corre nudo all’orizzonte mentre promuove la sua raccolta di poesie, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si classifica o si rifiuta di spendere più tempo ad imboccare l’algoritmo raccontandogli quanto tempo passa a scrivere o leggere e inizia a scrivere e leggere davvero, viene eliminato.

Quando il libro di uno di noi non raggiunge le cinquantamila copie che l’editore aveva preventivato, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si prende un mese per pensare, viene eliminato.

“Sono tanti, sono giovani e forti” scrivete all’inizio del vostro articolo, ma non siamo più di una decina. Non siamo giovani, siamo solo nati troppo tardi e non possiamo essere forti perché non c’è una casa per noi o una tradizione che ci difenda o qualcuno che ci prenda in bottega e investa su di noi.

Siamo nati troppo tardi e, ahimè, come dimostra il fatto che dopo essere stato sfidato su un quotidiano io sia costretto a rispondervi su Instagram, non giocheremo mai con voi, che invece siete tanti, un po’ stagionati e forti di quella tradizione novecentesca in cui all’ultimo siete riusciti ad inserirvi senza però essere stati in grado di portare avanti”.


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