libreria ponchielli cremona
sabato 22 agosto 2026
agosto 1936 ,Viznar
Girasole di tua madre,specchio della terra.
Ti posino sul petto
una croce di oleandri amari;
un lenzuolo ti copra
di seta lucente,
e l'acqua formi un pianto
fra le tue mani quiete
Federico Garcia Lorca
venerdì 21 agosto 2026
nella notte da un cuore pulsante
Tra i lampi si muove veloce
Una vita insieme a tante
Si accende si spegne si snoda
Trova il suo posto in quest’ora
Un solco diretto
Una direzione sperata
Un moto impreciso
L’orizzonte è qui e non c’è
Siamo dove siamo e anche oltre
Ci pensiamo un luogo e stiamo, forse
da Francesca, nella notte fonda
La mia casa e’ abitata da
Chi abita dentro di me
Che abita nelle radici
Che abita nel mondo attorno
Che abita nell’universo
Che abita
Dove siamo sospesi e non sappiamo
Dove siamo inerti, immobili e in attesa
Dove siamo prima di essere e dopo essere stati
Dove siamo?
mercoledì 19 agosto 2026
venerdì 14 agosto 2026
giovedì 13 agosto 2026
Mappe di Palestina, Matteo Meschiari
Dopo il fortunato “Terre che non sono la mia” (Bollati Boringhieri), Matteo Meschiari, saggista, antropologo e professore di Geografia all’Università di Palermo, decostruisce 40 mappe della Palestina, “senza mai dimenticare la gente che quei luoghi li abita”. Tra strategie coloniali e carte che diventano inneschi generativi di conflitto e di orrore.

lunedì 10 agosto 2026
sabato 8 agosto 2026
Allen Ginsberg,
[…]
Prima della Depressione grigia – andò via da New York – guarì ‒ Lou
le fece una fotografia seduta a gambe incrociate sull’erba – lunghi
capelli intrecciati di fiori – sorridente – a suonare ninnenanne sul
mandolino – fumo di ortiche nelle colonie estive di sinistra e io
nell’infanzia vedevo alberi –
[Traduzionedi Fernanda Pivano]
Francesco Guccini
"Vorrei tanto sapere
che cosa vedi tu
quando il mondo guardi
E io, ai tuoi piedi,
aspetto il tuo racconto "
La frustazione del talento
La società sospesa. La crisi del lavoro moderno tra precarietà, overworking e frustrazione del talento di Solferino Nazaria; Taurino Serena Fiona |
mercoledì 5 agosto 2026
Nicola Lagioia, Spine Time
«Le città dovrebbero essere posti in cui si cresce, ci si incontra, si fa esperienza, ci si conosce tra diversi (capisci chi sei negli occhi di quelli che vengono da esperienze e mondi lontani dai tuoi), da molto tempo invece le città stanno diventando luoghi di solitudine, alienazione, rabbia, divisione, spolpate dai potenti a danno non solo degli ultimi e dei penultimi ma di quello che un tempo si chiamava ceto medio. Spin Time è un esempio assolutamente pacifico di convivenza, anche interreligiosa, e solidarietà, integrazione sociale, servizi e opportunità (dai laboratori culturali ai doposcuola) offerti non solo a chi ci abita ma a chiunque voglia beneficiarne. Le sue porte sono aperte. Chi dobbiamo temere? Chi offre un posto dove dormire a chi non ce l’ha, o certi fondi di investimento che hanno contribuito a spingere verso l’alto prezzi e affitti, cacciando progressivamente da molte città europee chi non può più permettersi di viverci?».
martedì 4 agosto 2026
agli amici che amano il teatro ricordiamo un libro formidabile che sta sparendo dai radar
Sergej Maksudov è un romanziere fallito, e persino il suo tentativo di suicidio è deragliato in una farsa. Eppure per lui la vera sofferenza comincia solo quando si ritrova protagonista di un inaspettato successo sui palcoscenici di Mosca. Catapultato di punto in bianco nella vita teatrale, vede la propria opera precipitare nel caos, in balìa di ego ipertrofici, critici gelosi, doppiogiochisti letterari, censure comuniste e atroci prove d’attore. Romanzo teatrale è il racconto brillante e surreale della snervante altalena di esaltazione e nero sconforto che travolge un uomo nella sua turbolenta storia d’amore con il teatro. Partendo dalla propria esperienza personale, fra il colossale successo dei Giorni dei Turbin e l’infinita serie di ostacoli che accompagnarono la stesura e la brevissima messa in scena del suo Molière, Bulgakov riesce a comporre una storia popolata di personaggi ed eventi ispirati agli anni faticosi e amari trascorsi al Teatro d’Arte di Mosca, fondato nel 1897 da Stanislavskij e Nemirovic-Dancenko. Eppure, come scrive Serena Prina nell’introduzione, per Bulgakov quel teatro “non fu soltanto il cimitero dei suoi sogni e delle sue aspirazioni, ma anche un luogo di magia e fascinazione; fu la sua ‘casa’, dove provare a non sentirsi straniero”. Ed è proprio quel desiderio frustrato di trovare finalmente un approdo sereno che trabocca, con tutta la sua disperazione, tra le pagine di questo romanzo.




