Sergej Maksudov è un romanziere fallito, e persino il suo tentativo di
suicidio è deragliato in una farsa. Eppure per lui la vera sofferenza
comincia solo quando si ritrova protagonista di un inaspettato successo
sui palcoscenici di Mosca. Catapultato di punto in bianco nella vita
teatrale, vede la propria opera precipitare nel caos, in balìa di ego
ipertrofici, critici gelosi, doppiogiochisti letterari, censure
comuniste e atroci prove d’attore. Romanzo teatrale è il racconto
brillante e surreale della snervante altalena di esaltazione e nero
sconforto che travolge un uomo nella sua turbolenta storia d’amore con
il teatro. Partendo dalla propria esperienza personale, fra il colossale
successo dei Giorni dei Turbin e l’infinita serie di ostacoli che
accompagnarono la stesura e la brevissima messa in scena del suo
Molière, Bulgakov riesce a comporre una storia popolata di personaggi ed
eventi ispirati agli anni faticosi e amari trascorsi al Teatro d’Arte
di Mosca, fondato nel 1897 da Stanislavskij e Nemirovic-Dancenko.
Eppure, come scrive Serena Prina nell’introduzione, per Bulgakov quel
teatro “non fu soltanto il cimitero dei suoi sogni e delle sue
aspirazioni, ma anche un luogo di magia e fascinazione; fu la sua
‘casa’, dove provare a non sentirsi straniero”. Ed è proprio quel
desiderio frustrato di trovare finalmente un approdo sereno che
trabocca, con tutta la sua disperazione, tra le pagine di questo
romanzo.