Debt squarcia questo velo ideologico, dimostrando come debito e austerity altro non sono che strategie per mascherare l’oppressione violenta delle classi dominanti con tecnocrazia e moralismo
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Debt squarcia questo velo ideologico, dimostrando come debito e austerity altro non sono che strategie per mascherare l’oppressione violenta delle classi dominanti con tecnocrazia e moralismo
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– La promessa della vita eterna;
– Introdurre la settimana lavorativa di un giorno;
– La pace nel mondo;
– Birra gratis;
– Due tramonti al giorno (di diversi colori);
– Una minore forza di gravità;
– Meno tasse.
“Non abbiamo nulla in comune, non ci lega nessuna emozione comune, nessun ballo popolare, nessuna chiesa; anche la noia, la viviamo in modo diverso. Non rientriamo in nessuna categoria di interpretazione politica; il nostro voto è imprevedibile, spesso nullo, frutto più della delusione che della collera. Questa classe di lavoratori di nuovo tipo non è la classe stereotipata che ci si immagina. Pettorina blu e muscoli non ne sono più i simboli. Appartengono a questa classe giovani, vecchi, straccioni di tutte le età esposti a contratti precari, al lavoro interinale, all’insicurezza economica, isolati dal resto della comunità tramite i contratti a tempo determinato o queste nuove forme di impiego gestite in modo anonimo da addetti e da applicazioni che impediscono qualsiasi incontro tra colleghi. Non ci incrociamo quando svolgiamo i lavori, non si crea alcun legame tra noi. Questo risparmia più di una preoccupazione ai datori di lavoro: nessun sindacato, nessuna pericolosa aggregazione del personale. Nulla ci avvicina nonostante la comune indigenza. La compartimentazione è così efficace da dissolvere nel silenzio e nell’invisibilità ogni occasione di protesta”.
Franck Courtes
La diserzione di Courtès comincia cercando di sopravvivere: è uno dei dieci milioni di francesi poveri, di cui non si sa nulla. Dunque lascia il suo appartamento di centoquaranta metri quadri per un monolocale acquistato dalla madre anni prima: una stanza ammobiliata al pianterreno. Taglia le spese risparmiando sul riscaldamento, cibo, vestiti, viaggi, svaghi. Non compra libri, non va al cinema. Vende tutto quello che può: la moto, l’orologio del padre, alcuni libri, tre quarti del guardaroba, tranne i vestiti di marca, per salvare le apparenze come nei film di Charlie Chaplin. La parte più dolente riguarda la spesa: il cibo a buon mercato è, dice, ripugnante, arricchito da additivi chimici, zucchero, sale, aromi, coloranti. Gli oggetti intorno a lui si deteriorano ma non può rimpiazzarli. “Mi sento scacciato da un benessere di cui non avevo misurato l’importanza. Una semplice passeggiata nel bosco, benché gratuita, assume dei tratti diversi perché le mie scarpe consumate prendono l’acqua e io non posso acquistarne di nuove. Il mondo intorno a me sembra cambiato. Vago in un altro paese, in un’altra civiltà”.
da " Lucy sulla cultura" , Loredana Lipperini che ringraziamo
"Alla parola che celebra se stessa nei riti dell'estetismo, alla «poesia
monologica» di un Gottfried Benn, Ingeborg Bachmann oppone una
letteratura «rivolta con tutta la sua essenza ad un Tu», una poetica
dell'«immaginazione sensoriale». [...] La sfida dell'Invocazione non
occulta il male dell'Orsa, ma lo raffigura in tutta la sua terribile
potenza. In questo senso Ingeborg Bachmann si fa portatrice di una
moderna poetica del sublime, che riconosce la grandezza dell'uomo nella
sfida che egli rivolge alle potenze che lo sovrastano. Se Dio non abita
nel mondo e se la storia è visitata dal male, se l'uomo è estraniato da
se stesso, spetta al canto poetico testimoniare messianicamente la
verità. Il non-rivelarsi di Dio, la sua «presenza-assenza» — un concetto
che lega Ingeborg Bachmann a Simone Weil e a Wittgenstein, e ancora più
indietro a Hölderlin — si rovescia così nella trascendenza mistica
della parola. Ogni poesia è in questo senso Anrufung: preghiera,
invocazione e chiamata in giudizio al tempo stesso." (Dallo scritto di
Luigi Reitani)