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Nel 1959, in una trasmissione culturale della radio pubblica francese, Claude Lévi-Strauss, ormai all’apice della sua fama, accetta di confrontarsi a tutto campo con Georges Charbonnier, giornalista e uomo di lettere. Ne emerge un incalzante dialogo che in punta di fioretto ci introduce alle intuizioni più affilate e dirompenti di quello che è considerato il fondatore dell’antropologia strutturalista: il pensiero selvaggio, la critica all’etnocentrismo, al mito del progresso e al falso primato della società occidentale, la distinzione fra società “calde” e “fredde”, il ruolo della scrittura come strumento di potere. Ma è soprattutto l’arte a fare da protagonista in queste pagine, mettendo a confronto il suo ruolo nelle società dette “primitive”, dove è espressione di un linguaggio collettivo, con il suo ruolo nelle società “moderne”, dove prevale l’individualizzazione e la possessività. Una cavalcata nel rigoroso pensiero di Lévi-Strauss che attraverso continue incursioni lo riesce a cogliere e a restituire in tutte le sue implicazioni.
Leggete,se vi è possibile, la splendida intervista di Emiliano Ceresi a Renata Colorni apparsa in Lucy Sulla Cultura
Una ripassata di quanto è accaduto nella letteratura da capogiro
I libri rubano le anime. E' vero, ma la Gilda dell'ombra, in qualche forziere nascosto, le conserva con cura
... meditando su un testo di Paolo Marenzi, che ringraziamo
Ora,
Orvieto.
La città ha origini etrusche,
fu un tempo una roccaforte papale.
In cima
sorge
un piedistallo di roccia vulcanica.
In cima alla roccia c'è una parola.
Negli anni dal 1290 al 1600,
ci sono stati al lavoro 33 architetti,
152 scultori,
68 pittori
e 90 mosaicisti
a plasmare quella parola
in una cattedrale
Hanno coperto l'esterno
con gioielli e pietre e oro.
Hanno riempito l'interno
con 17 striscie orizzzontali perfette,
in fasce alterne di pietra bianca e nera,
60 metri di lunghezza.
Hanno declinato la parola
in un unico chiaro comando.
Pensateci.
Pensate cosa significhi
essere uno straniero
ed entrare nella parola "Vivi!"