sabato 28 febbraio 2026

Allen Iverson

 Uno dei fenomeni più controversi della storia del basket si racconta. Una storia cruda e autentica di talento, coraggio e riscatto. Leggenda sportiva, ma anche icona di stile e simbolo di sottoculture discriminate: tutti conoscono Allen Iverson, eppure in pochi hanno davvero visto cosa si nascondeva dietro le quinte della sua vita burrascosa. Dall'infanzia difficile, vissuta in contesti di estrema povertà, ai primi successi nello sport, dall'arresto che rischiava di rovinare per sempre la sua carriera (e la sua vita) all'arrivo in NBA, dalle discriminazioni razziali alla fama mondiale…Fuori schema ci porta dentro la mente e i ricordi di un talento ribelle e indomabile. Quella di Iverson è la storia indimenticabile di un pioniere che ha infranto ogni regola su come doveva essere un campione NBA, che ha trasformato ogni ostacolo in un'opportunità, diventando una leggenda per milioni di persone, e che con la propria vita e la propria personalità ha cambiato per sempre la cultura del basket. Mostrando al mondo cosa significa cadere, rialzarsi e restare sempre, ostinatamente, fedele a se stesso. Vi giuro che tutto risale al discorsetto che mi aveva fatto mia mamma quando avevo otto anni: «Scegli la tua strada. Vuoi diventare un giocatore di basket? Di football? Ce la puoi fare». Tradotto: non dovevo ridurmi come un delinquentello. Le avevo creduto: Cavolo, se lo dice lei forse è vero. E avevo dato tutto per realizzare quell'obiettivo. Non mollavo, ero in campo ogni giorno, nonostante il bordello che mi circondava. Cascasse il mondo ero là, su quel cazzo di cemento, e ci restavo finché non faceva buio. Non avevo altro in testa. Basket, basket, basket. In casa non c'è un cazzo da mangiare? Vado al campetto e faccio il culo a qualcuno. Ammazzano i miei amici per strada? Passatemi quel pallone da football, che sono incazzato nero! Nell'estate del '92 incanalai questa rabbia e feci il culo all'intera nazione.

Allen Iverson

 

Devo ,1970

 Il 4 maggio del 1970, la Guardia Nazionale apre il fuoco alla Kent University, in Ohio, uccidendo quattro persone. Il massacro fu una risposta al dilagare delle proteste per l’invasione statunitense della Cambogia e l’allargamento della guerra in Vietnam: una ferita aperta sui reali spazi di dissenso che gli Usa erano disposti a concedere e, per quanto riguarda la storia dei Devo, un trauma che gli studenti della School of Art e futuri membri fondatori della band, presenti alla manifestazione, considerarono il battesimo del fuoco per l’urgenza creativa che, da quel momento in poi, avrebbe caratterizzato la poetica di uno dei gruppi più originali della storia del rock. In principio era la fine, forte di un inedito apparato iconografico, racconta la genesi dei Devo mostrando come e perché la band riuscì a incanalare l’energia protopunk in un progetto artistico di vasta portata, capace di innovare l’uso della tecnologia nella musica pop, di definire i canoni della nascente estetica new wave e di mantenere quell’aurea di critica socioculturale che continua ad avere una rilevanza fondamentale nella poetica del gruppo 

venerdì 27 febbraio 2026

Tessitori di rivolte, Ingrid Anastasia Pedrazzini,ELEUTHERA

 

un'idea esagerata di libertà

In queste pagine troverete non solo una ricostruzione storica, ma soprattutto una proposta: usare il luddismo come lente per interrogare il nostro rapporto con la tecnica, con il lavoro, con la comunità.
Dal 6 marzo in libreria
Descritto dai suoi detrattori come un rigurgito violento e retrogrado nei confronti di un progresso tecnologico ineluttabile, la rivolta luddista di inizio Ottocento non fu un semplice rifiuto della tecnologia, ma una consapevole critica – martello in mano – dell’idea che ogni trasformazione sia di per sé positiva, che la crescita sia sempre un valore, che il futuro sia un’inarrestabile corsa in avanti. Una visione quanto mai attuale in un’epoca come la nostra dominata dalla retorica dell’innovazione e della velocità.
prefazione di Marco Aime
Chi era realmente il generale Ned Ludd, il mitico «amico dei poveri» che incitava i tessitori inglesi a difendere con ogni mezzo le proprie comunità artigiane dalla travolgente avanzata delle macchine? Dietro questo nome leggendario si celava di fatto un movimento che all’alba della rivoluzione industriale – in un peculiare intreccio di rivoluzione e tradizione, di utopia e critica radicale – osò sfidare i dogmi dell’utilitarismo e la spietata brutalità del nascente capitalismo. Una resistenza lungimirante e creativa che grazie alle originali modalità impiegate, insieme offensive e ludiche, ci restituisce il vero volto dei luddisti: non semplici sabotatori, ma artigiani e contadini mossi da una visione sociale del tutto refrattaria a quella mercificazione della vita che stava prendendo il sopravvento. Lungi dall’essere fievoli echi di un passato remoto, le voci dei luddisti risuonano più potenti che mai in questa nuova era scandita dagli algoritmi. E ci sollecitano ancora una volta a domandarci dove conduca davvero la strada del «progresso».
leggi la prefazione >>
16 euro - 176 pagine
INGRID ANASTASIA PEDRAZZINI

domenica 22 febbraio 2026

Giorgio Caproni

 

Ritorno «Dove non ero mai stato... Tutto è rimasto quale mai l'avevo lasciato»

                         Giogio Caproni

EMOZIONI






 

dove

 Un monaco tibetano dalle immacolate vette himalayane sbarca per la prima volta all'aereoporto di Londra e vede la gente agitata, di corsa e domanda al

suo accompagnatore: "Dove va tutta  questa gente così in fretta?"

Fa una pausa di silenzio e aggiunge : "Queste persone vanno più veloci della propria anima"

 

 

TI HO AMATO