giovedì 9 luglio 2026

Federico Garcia Lorca, sempre

 

Chi conduce la Rusconi? abstract terrificante.( Voi leggete i nomi dei traduttori? )

 

Un poema senza tempo, l’Odissea di Omero; o, per meglio dire, di cui ogni tempo si è impadronito a suo modo, rilanciando in sempre nuove incarnazioni la figura eternamente umana del suo protagonista Ulisse, come si racconta nell’Introduzione. Nella storia arcinota del ritorno in patria e agli affetti familiari dell’“uomo d’ingegno e d’avventura”, dopo vent’anni trascorsi fra “guerre di uomini e inclementi marosi”, umani orrori e mostri fiabeschi, e della contrastata, cruenta riconquista del trono itacese, si gettano le basi della cultura occidentale e del nostro stesso guardare al mondo. Dell’Odissea, questa nuova traduzione ha inteso esaltare il carattere di narrazione nata per essere recitata nel vivo di una performance, in cui chi narra, al pari di Ulisse che ricorda le sue disavventure ad Alcinoo e ai Feaci, partecipa emotivamente al racconto. L’Odissea non è mai un racconto neutro, distaccato, e su questa linea i due traduttori hanno cercato di recuperare quel tanto di teatralità che traspira dal poema, utilizzando un linguaggio vibrante, espressivo, in cerca di soluzioni nuove, capaci di affascinare ancora i lettori di oggi.

Guerra, donne

 

Fondazione Dopo di Noi

In libreria il racconto di questa meravigliosa, potente storia

palestina

 PALESTINIAN-ISRAEL-CONFLICT-GAZA-LIFESTYLE-WEDDING

mercoledì 8 luglio 2026

Edoardo Prati...fare cultura sui social e sfuggire alla famelica crudeltà del sistema

 

&M state tranquilli, non siete minacciati da noi perché noi non diventeremo mai scrittori o intellettuali, non ci è concesso. Infatti mentre voi scrivete i vostri articoli e i vostri libri, noi veniamo presi venduti e buttati nel cestino. Voi dai vostri editori venite letti, noi veniamo quotati.

Su di voi nel corso degli anni si è investito dal punto di vista culturale, siete stati formati, cresciuti, rimproverati, istruiti, vi è stato dato modo di applicare le vostre virtù e le vostre abilità, a noi no. Noi siamo, per la maggior parte, studenti universitari che sognano di fare il vostro lavoro. Ci siamo inventati un modo di farci sentire nella speranza che qualcuno ci aprisse le porte e ci aiutasse a crescere nei nostri obiettivi, ma dove voi avete trovato pagine da scrivere noi abbiamo trovato contratti, e ahimè, qualcuno lo abbiamo firmato nella speranza di aprirci una strada. Non siamo la stessa cosa cari Masneri e Minuz.

Quando qualcuno di noi alza la testa e dice di non voler essere la Wanna Marchi di sé stesso, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi dice di non voler fare il video in cui corre nudo all’orizzonte mentre promuove la sua raccolta di poesie, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si classifica o si rifiuta di spendere più tempo ad imboccare l’algoritmo raccontandogli quanto tempo passa a scrivere o leggere e inizia a scrivere e leggere davvero, viene eliminato.

Quando il libro di uno di noi non raggiunge le cinquantamila copie che l’editore aveva preventivato, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si prende un mese per pensare, viene eliminato.

“Sono tanti, sono giovani e forti” scrivete all’inizio del vostro articolo, ma non siamo più di una decina. Non siamo giovani, siamo solo nati troppo tardi e non possiamo essere forti perché non c’è una casa per noi o una tradizione che ci difenda o qualcuno che ci prenda in bottega e investa su di noi.

Siamo nati troppo tardi e, ahimè, come dimostra il fatto che dopo essere stato sfidato su un quotidiano io sia costretto a rispondervi su Instagram, non giocheremo mai con voi, che invece siete tanti, un po’ stagionati e forti di quella tradizione novecentesca in cui all’ultimo siete riusciti ad inserirvi senza però essere stati in grado di portare avanti”.

Ho oramai molti più anni di Prati, eppure ciò di cui parla mi tocca, perché anche chi è nato negli anni ‘90 si è trovato verso i vent’anni a dover fare i conti con i social. Di più, temo che oramai quasi chiunque, quasi a qualunque età, lavorando in un contesto culturale – che ha oramai una natura anfibia, poiché spesso alla scrittura viene richiesto un supporto fisico, “un’ostensione del corpo” come la chiama Loredana Lipperini – si sia dovuto porre delle domande sul loro utilizzo e sull’immagine che si vuole proiettare nel mondo professionale e non. Eppure mi pare che malgrado l’indubbia intelligenza

... state tranquilli, non siete minacciati da noi perché noi non diventeremo mai scrittori o intellettuali, non ci è concesso. Infatti mentre voi scrivete i vostri articoli e i vostri libri, noi veniamo presi venduti e buttati nel cestino. Voi dai vostri editori venite letti, noi veniamo quotati.

Su di voi nel corso degli anni si è investito dal punto di vista culturale, siete stati formati, cresciuti, rimproverati, istruiti, vi è stato dato modo di applicare le vostre virtù e le vostre abilità, a noi no. Noi siamo, per la maggior parte, studenti universitari che sognano di fare il vostro lavoro. Ci siamo inventati un modo di farci sentire nella speranza che qualcuno ci aprisse le porte e ci aiutasse a crescere nei nostri obiettivi, ma dove voi avete trovato pagine da scrivere noi abbiamo trovato contratti, e ahimè, qualcuno lo abbiamo firmato nella speranza di aprirci una strada. Non siamo la stessa cosa cari Masneri e Minuz.

Quando qualcuno di noi alza la testa e dice di non voler essere la Wanna Marchi di sé stesso, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi dice di non voler fare il video in cui corre nudo all’orizzonte mentre promuove la sua raccolta di poesie, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si classifica o si rifiuta di spendere più tempo ad imboccare l’algoritmo raccontandogli quanto tempo passa a scrivere o leggere e inizia a scrivere e leggere davvero, viene eliminato.

Quando il libro di uno di noi non raggiunge le cinquantamila copie che l’editore aveva preventivato, viene eliminato.

Quando qualcuno di noi si prende un mese per pensare, viene eliminato.

“Sono tanti, sono giovani e forti” scrivete all’inizio del vostro articolo, ma non siamo più di una decina. Non siamo giovani, siamo solo nati troppo tardi e non possiamo essere forti perché non c’è una casa per noi o una tradizione che ci difenda o qualcuno che ci prenda in bottega e investa su di noi.

Siamo nati troppo tardi e, ahimè, come dimostra il fatto che dopo essere stato sfidato su un quotidiano io sia costretto a rispondervi su Instagram, non giocheremo mai con voi, che invece siete tanti, un po’ stagionati e forti di quella tradizione novecentesca in cui all’ultimo siete riusciti ad inserirvi senza però essere stati in grado di portare avanti”.


venerdì 3 luglio 2026

Una Sala di un nuovo asilo.... guardare e avere paura. Studiare l'evasione ?

 

Man'yoshù

 


iso mo todo ro ni
yo suru nami
kashikoki hito ni
ko hi wataru kamo»

«Nel mare di Ise le onde s'infrangono sulla scogliera, così m'incute timore colui che amo»

Man'yoshù

 «Piuttosto che dire cose sagge, è meglio bere  sake e spargere lacrime d'ebrezza...ezza»

di nuovo, e ancora

 ogni volta che qualcuno chiede alla libraia un libro che non ha conosciuto, la libraia lo cerca.

Sa che nessuno tornerà a chiederlo, nessuno l'ha ordinato, ma lei pensa che conoscerlo la condurrà su un sentiero  

di nuovo e ancora, senza stanchezza, cercando 

Non dimenticare i fiori

 

La fine della conversazione

 

martedì 30 giugno 2026

UN MONDO INCANTATO, Michael L.Satlow, Bollati Boringhieri

  Nella Tarda antichità il mondo era popolato da forze invisibili, agenti divini che influenzavano ogni aspetto della vita quotidiana. Per la maggior parte delle persone comuni, la religione non si trovava nei templi, nelle sinagoghe e nelle chiese, ma nell’esperienza vissuta, nell’interazione con il soprannaturale per fare fronte a un’esistenza di incertezze e pericoli. Dai rituali di guarigione agli amuleti protettivi, le pratiche spirituali erano una questione di necessità che prendeva corpo nell’offerta di sacrifici, nella recita di preghiere e incantesimi, nella celebrazione di festività e rituali.
Rifiutando le narrazioni tradizionali incentrate sulle divisioni teologiche e sui conflitti tra le diverse confessioni, Michael Satlow si concentra sulla devozione quotidiana messa in pratica da uomini e donne: non una religione astratta, formulata da rabbini e sacerdoti, ma un vero e proprio mondo incantato, popolato da esseri divini, che trascende le etichette istituzionali a cui siamo abituati.
Basandosi su prove archeologiche, documenti storici e una ricca raccolta di testi magici, l’autore ricostruisce magnificamente la vita della gente comune, perennemente immersa nel soprannaturale. E rivela quanto il loro paesaggio spirituale fosse condiviso, andando oltre i confini dell’ebraismo, del cristianesimo e del Pantheon delle divinità greche e romane. Scopriamo così che la fede veniva vissuta in maniera molto più fluida e mutevole di quanto pensiamo: le persone condividevano le medesime credenze, ansie e speranze, immerse in un mondo che trascendeva le ideologie.

Dicre, caro

 

«Quando penso alla pittura penso spesso a un episodio, accaduto molto tempo fa: un mattino del 1965, in collegio, durante l’ora d’Arte — che, con Storia, era l’unica materia che suscitava il mio interesse — davanti all’ennesimo cesto di frutta con contorno di bottiglia, sul foglio bianco disegnai un bel quadrato, con in grande il titolo ‘Cerchio’. Ho sempre pensato che questo piccolo gesto di ribellione sia stata la molla, o meglio la chiave, per aprire la porta di uno spazio, colorato di libertà».

                                                                                            Dicre

Dicre: «Sogno di ingessare il Torrazzo» - Foto 1 di 8 - La Provincia