«Le città dovrebbero essere posti in cui si cresce, ci si incontra, si fa esperienza, ci si conosce tra diversi (capisci chi sei negli occhi di quelli che vengono da esperienze e mondi lontani dai tuoi), da molto tempo invece le città stanno diventando luoghi di solitudine, alienazione, rabbia, divisione, spolpate dai potenti a danno non solo degli ultimi e dei penultimi ma di quello che un tempo si chiamava ceto medio. Spin Time è un esempio assolutamente pacifico di convivenza, anche interreligiosa, e solidarietà, integrazione sociale, servizi e opportunità (dai laboratori culturali ai doposcuola) offerti non solo a chi ci abita ma a chiunque voglia beneficiarne. Le sue porte sono aperte. Chi dobbiamo temere? Chi offre un posto dove dormire a chi non ce l’ha, o certi fondi di investimento che hanno contribuito a spingere verso l’alto prezzi e affitti, cacciando progressivamente da molte città europee chi non può più permettersi di viverci?».







