giovedì 30 giugno 2022

Leonora Carrington. Enciclopedia delle donne ( ringraziamo profondamente )

Non avevo tempo di essere la musa di nessuno… Ero troppo occupata a ribellarmi alla mia famiglia e imparare a essere un’artista. [Leonora Carrington] Sogni, miti, esoterismo, alchimia, agli occhi di Leonora Carrington niente ha confini, tutto si trasforma in arte. Nasce il 6 aprile 1917 nel Lancashire, a nord-ovest dell’Inghilterra, in una famiglia agiata. Il padre Harold Carrington è un magnate del tessile tra i più ricchi della zona e la madre, Maureen Moorhead – di origini irlandesi – è figlia di un medico. È proprio l’Irlanda, attraverso racconti di fate e antichi re celtici, a ispirarla sin da bambina. La nonna materna e la tata, entrambe irlandesi, sono per lei generose cantastorie di un immaginario suggestivo e pieno di simboli. È il primo contatto con quel mondo soprannaturale tanto amato da Leonora e protagonista di tutta la sua arte. Accanto alle fiabe e ai miti, un altro mondo più tangibile – ma non per questo meno attraente – cattura l’interesse della piccola Leonora: il mondo animale. Lo zoo di Blackpool è il suo luogo preferito e ne diventa presto un’assidua visitatrice: In quel periodo ero solita andare al parco zoologico. Vi andavo tanto spesso che conoscevo più gli animali che le bambine della mia età. L’unione profonda tra l’essere umano e l’animale è un tema ricorrente nella sua arte. Il cavallo e la iena diventano per lei delle guide spirituali e incarnazioni del suo mondo interiore e istintivo: Ognuno di noi possiede un’anima animale… Ognuno di noi ha un proprio bestiario interiore. Bizzarra e intelligentissima con abilità particolari – capace di scrivere con entrambe le mani e anche al contrario – già da bambina disegna i protagonisti dei suoi sogni. L’eterno conflitto con la figura paterna e la critica nei confronti degli ideali alto borghesi della sua famiglia e della società dell’epoca, la spingono a ribellarsi. Molto presto inizia a collezionare una lunga serie di espulsioni da vari collegi, prima di riuscire a trovare la sua vocazione nelle Accademie d’arte. Dopo i cinque anni di formazione a Firenze, presso l’Accademia internazionale del disegno, torna a Londra per iscriversi nel 1935 alla Chelsea College Art and Design. Sono i tempi in cui inizia ad avvicinarsi alla lettura di testi esoterici. Nel 1936 l’ammissione alla nuova Ozenfant Academy of fine Arts di Kensington cambia la sua vita: appena diciannovenne ha l’opportunità di imparare nuove tecniche e l’uso di nuovi materiali. Inizia a delinearsi la sua arte in una felice unione tra arte quattrocentesca italiana ed elementi di alchimia ed esoterismo, tra folclore celtico e arte egizia. Manca solo l’incontro con l’arte surrealista a completare il suo universo artistico. La lettura del libro Surrealism di Herbert Read – regalo materno – sarà una scoperta fulminante: Ho sentito che era un universo a me familiare, dove era possibile collegare mondi diversi attraverso sogni e l’immaginazione. Nel 1937 la visita alla mostra surrealista del pittore tedesco Max Ernst determina il passo decisivo. Leonora è subito attratta dall’arte e dalla figura di Max Ernst, senza averlo ancora conosciuto di persona. Il destino rimedia subito: Leonora e Max si incontrano a una cena organizzata dall’Ozenfant Academy. Ed è amore a prima vista. I due, da subito inseparabili, trascorrono l’estate del 1937 a Lamb Creek presso la casa di un amico di Ernst: Roland Penrose. Qui Leonora conosce la compagna di Penrose, la fotografa Lee Miller. È l’inizio di incontri e trasferte con il gruppo surrealista, anche in terra parigina, in compagnia di Ernst. Nell’estate del 1938 Saint Martin d’Ardèche, un villaggio a sud della Francia, diventa la nuova casa di Leonora e Max; vivono il loro amore, fatto di arte condivisa, in quella che Leonora considera la loro “era del paradiso”. Ormai stabilizzata in Provenza, dipinge il suo famoso Self Portrait (1938), dove si ritrae in tenuta da cavallerizza con capelli folti e arruffati – simili ad una criniera – e intenta a porgere la mano a una iena in compagnia di due cavalli. Da subito la casa a Saint Martin d’Ardèche è punto di ritrovo per gli amici surrealisti. Nell’estate del 1939 la fotografa Lee Miller immortala in una serie di foto Leonora e Max. Al gruppo si aggiunge anche Leonor Fini, amica di Leonora dai tempi di Parigi, che ritrae l’amica in due dipinti a olio The Alcove: an interior with three women (1939) e Portrait of Leonora Carrington (1939-40). Nonostante la critica la consideri da sempre un’artista surrealista, Leonora non si sentirà mai completamente parte del movimento. Per lei sarà più importante mantenere una propria indipendenza artistica, un personalissimo modo di fare arte: Anche se le idee dei surrealisti mi attiravano, non mi piace che oggi mi classifichino come surrealista. Preferisco essere femminista. Agli occhi di Leonora, artista irrequieta e consapevole del proprio talento, anche il surrealismo mostrerà presto i suoi limiti: il gruppo capitanato da Breton considerava le donne degli strumenti d’ispirazione per l’artista, il loro ruolo, infatti, non andrà mai oltre l’essere musa. A riguardo Leonora dirà con sarcasmo: Essere una donna surrealista significava, per lo più, preparare la cena per gli uomini surrealisti. Con l’inizio della Seconda guerra mondiale, la Francia dichiara guerra alla Germania. È il 1939 e la nazionalità tedesca di Max Ernst è considerata una minaccia per le nuove leggi francesi. Viene deportato nel campo di concentramento per stranieri di Largentière dove vi rimane a lungo. Gli amanti sono costretti a dividersi. Leonora, rimasta sola, lascia la Francia e la casa con tutti gli averi – incluse le opere d’arte – in cambio di un permesso di espatrio. Arriva a Madrid, ma durante il viaggio, manifesta i primi segnali di un grave crollo emotivo. La famiglia Carrington decide di farla internare al manicomio di Santander, dove viene giudicata “pazza incurabile”. Il destino di Leonora sembra ormai confinato all’interno delle mura di un manicomio, eppure lei non si arrende: durante un trasferimento verso una nuova struttura sanitaria, riesce a fuggire dalla custodia degli infermieri e si rifugia a Lisbona dove chiede aiuto al diplomatico messicano Renato Leduc, conosciuto a Parigi. Leduc le offre asilo, per poi sposarla e darle, così, immunità diplomatica e la possibilità di viaggiare liberamente. A Lisbona Leonora è finalmente libera dalla minaccia di un altro internamento. Nella capitale portoghese il destino la fa incontrare di nuovo con Max Ernst, dopo la separazione forzata in Francia. Entrambi però non sono più liberi da legami, anche Max, infatti, si è sposato con la famosa collezionista d’arte Peggy Guggenheim. I due ex amanti riprendono i contatti sia a Lisbona sia a New York, dove Leonora si trasferirà al seguito del marito. Nonostante il ritrovarsi e il frequentarsi con una certa assiduità – situazione che susciterà non pochi timori in Peggy Guggenheim – tra Leonora e Max si è ormai alzato un muro che non andrà oltre la reciproca ammirazione. Almeno così sarà per Leonora, che presto volterà di nuovo pagina. Durante lo scoppio della guerra in Europa, la città di New York diventerà il nuovo centro culturale per gli artisti esiliati. Leonora riprende a collaborare con i surrealisti pubblicando testi e disegni sulla rivista «VVV». Risale a questo periodo il dipinto Green Tea (1942) che segna il passaggio da una vita dolorosa di recente passato a una nuova fase più serena in America. Con la serenità ritrovata, torna anche l’ispirazione e la possibilità di esporre. Nel 1942 partecipa alla mostra surrealista curata da Duchamp, First papers of Surrealism – accanto alle opere di Picasso, Klee, Chagall, Matisse, Delvaux, Giacometti – con il disegno Brothers and Sisters have I none e nel 1943, su invito della prestigiosa galleria Art of Century di Peggy Guggenheim, il suo dipinto The horses of Lord Candlestick (1938) è esposto alla mostra collettiva femminile Thirty-one women. Su incoraggiamento dell’amico Breton, nel febbraio del 1944, pubblica sulla rivista «VVV» il racconto Down Below, testimonianza dei suoi dolorosi mesi di internamento. Trascorsi gli anni americani, a ventisei anni si trasferisce nella terra che sarà per lei fonte inesauribile di ispirazione, nonché sua nuova patria adottiva per oltre sessant’anni: il Messico. È il 1943 e un mondo affascinante le si presenta davanti agli occhi: Fu come incontrarsi improvvisamente con un mondo totalmente nuovo. Si respirava un’atmosfera esotica, questo avveniva negli anni Quaranta, quando ancora si vedeva la gente girare a cavallo con grandi sombreros… Al suo arrivo a Città del Messico troverà una fertile “colonia surrealista” che le sarà di supporto e di stimolo. Ormai nel posto giusto al momento giusto, è libera di raggiungere la sua maturità artistica. In terra messicana produce gran parte della sua opera artistica alternandosi con disinvoltura in creazioni di quadri, di sculture, di arazzi, di opere in cartapesta, di litografie, di scenografie e di costumi per il teatro. Costruisce legami con altri artisti presenti sul posto, tra i quali Frida Kahlo, Diego Rivera e, in particolare, Remedios Varo, che diventa da subito sua inseparabile amica: in sua compagnia dipinge, sperimenta pozioni magiche e condivide l’interesse per gli studi a tema esoterico e alchemico. Sulla loro sorellanza il poeta Octavio Paz scriverà: Vi sono in Messico due streghe stregate: non hanno mai ascoltato voci d’elogio o di biasimo, di scuole o di partiti e molte volte hanno riso del padrone senza faccia. Indifferenti alla morale sociale, all’estetica e al prezzo, Leonora Carrington e Remedios Varo attraversano la nostra città con un’aria di indicibile e ineffabile leggerezza. Dove andranno? Dove le chiama l’immaginazione e passione… Nel 1946 un’altra grande svolta nella vita di Leonora: l’incontro con il fotografo di origini ungheresi Chiki Weisz, amico di Robert Capa e Gerda Taro. Lo sposa dopo il divorzio da Leduc. Nello stesso anno nasce il primo figlio, Gabriel e nel 1948, il secondogenito Pablo. L’esperienza della maternità è d’ispirazione per due opere piene di luce ed entusiasmo: Amor che move il Sole et l’altre Stelle (1946) – omaggio al “Paradiso” di Dante – e The Giantess (1950). Il 1963 è l’anno della prima commissione pubblica: il nuovo Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico le commissiona un’opera destinata alla sala della civiltà Maya contemporanea. Prima di avventurarsi nella realizzazione di questa importante opera, sente però la necessità di approfondire di persona la cultura Maya. Grazie all’amica antropologa Gertrude Duby, trascorre un periodo nei villaggi a Oaxaca e in Chiapas, dove assiste ad alcuni rituali di guarigione sciamanica. L’opera destinata al Museo Nazionale di Antropologia si intitolerà El Mundo Magico de los Mayas (1963) ed è il frutto dei preziosi appunti presi durante il periodo trascorso tra gli indigeni. Il quadro, di grandi dimensioni (213 x 457 cm), è animato da immagini tratte dai miti del testo sacro degli antichi Maya dove non esiste alcuna differenza tra realtà e sovrannaturale: le scene di vita quotidiana sono scandite dai ritmi della natura e dalla presenza delle divinità celesti. Con l’arrivo del ‘68, il mondo intero si trova al centro di rivolte e proteste che in Messico si tingeranno di rosso cupo. Per proteggere i suoi figli ormai ventenni, Leonora è nuovamente costretta a fuggire, scegliendo come rifugio momentaneo Chicago. Il suo allontanamento è breve e dura solo un anno. Al suo ritorno in Messico inizia per lei una nuova fase che la vede attiva nella causa del movimento femminista messicano. Realizza un poster Mujeres Conciencia
(1972) con lo scopo di promuovere l’indipendenza femminile. Sull’onda di questa coscienza femminista, partecipa anche alla mostra collettiva femminile La mujer como creadora y tema del arte (Museo di Arte Moderna di Città del Messico) accanto a opere di Frida Kahlo e della cara amica Remedios Varo. Durante gli anni Ottanta e Novanta continuerà a esporre: le sue opere saranno visibili in vari musei sparsi nel mondo tra USA, Inghilterra, Francia, Germania e Svizzera. Nel 2000 lo Stato messicano le consegna il titolo di mujer distinguida, consacrandola personalità di spicco nella comunità messicana. Con il suo proverbiale gusto per la provocazione e la saggezza di chi ha sempre avuto lo sguardo rivolto al futuro, alla domanda se apprezzasse un momento storico in particolare, con tono profetico risponderà: Quasi nessuno o forse sì. C’è un momento storico che mi piace. Per esempio la Caduta del Patriarcato che accadrà nel XXI secolo. Muore a Città del Messico il 25 maggio del 2011 all’età di novantaquattro anni.

mercoledì 29 giugno 2022

Risposta finale

Che bisogno c’è di fornire in ogni romanzo una risposta finale al lettore? Meglio piuttosto credere nell’uso trasformativo dell’esplorazione, della fantasia, dell’esperimento di immaginazione.

mercoledì 22 giugno 2022

Patrizia Cavalli

Se ora tu bussassi alla mia porta e ti togliessi gli occhiali e io togliessi i miei che sono uguali e poi tu entrassi dentro la mia bocca senza temere baci disuguali e mi dicessi: "Amore mio, ma che è successo?", sarebbe un pezzo di teatro di successo.

22 giugno 1633

22 giugno 1633 Galileo Galilei fu costretto ad abiurare le sue dottrine scientifiche dinanzi alla Santa Inquisizione per non finire sul rogo. Ricordiamo questo evento, tra i più bui della storia dell'umanità, che segna alcuni dei momenti più belli di "Vita di Galileo" di Bertolt Brecht, in omaggio a tutti gli uomini che hanno fatto avanzare le conoscenze quotidiane dell'umanità contro i limiti imposti dai religiosi di tutte le ris

sabato 11 giugno 2022

CARLA LONZI

"Che bello essere quello che si è anche se si è poco pochissimo niente" Carla Lonzi

Che imbarazzo !!!!!

"Con l'acquisto di due libri in OMAGGIO il TELO MARE in cotone (disponibile in due fantasie). Per prenotare la promozione, clicca qui." Poveri editori poveri librai poveri lettori

giovedì 2 giugno 2022

2 giugno

2 giugno aperto h 16,00 - 19,00 ! 2 giugno aperto h 16,00 - 19,00 ! 2 giugno aperto h 16,00 - 19,00 !

giovedì 19 maggio 2022

 Si comunica che l'evento "Rabbia Proteggimi" con Maria Edgarda Marcucci è per il momento annullato a causa di un problema dell'autrice. Ce ne dispiace. Sperando di rivederci presto, ci trovate comunque aperti domenica pomeriggio dalle 15.30 alle 19.30

giovedì 12 maggio 2022

Domenica 22 Maggio presentazione di "Rabbia Proteggimi", con Maria Edgarda Marcucci

 


Domenica 22 Maggio, ore 17.30, all'aperto, davanti alla Libreria Ponchielli, Piazza S.A.M. Zaccaria 10, incontreremo Maria Edgarda Marcucci per parlare del suo libro "Rabbia Proteggimi Dalla Val di Susa al Kurdistan Storia di una condanna inspiegabile".

L'evento è realizzato insieme al collettivo studentesco Il Megafono, e ad Arci Persichello.

 

"Nel Nord della Siria martoriata dalla guerra, insieme alle donne e agli uomini che resistono contro l'avanzata dell'isis. Nelle lotte che animano le piazze italiane. Costretta tra le restrizioni della sorveglianza speciale. Un insieme di frame apparentemente lontani, ma che messi uno accanto all'altro compongono la traiettoria della vita di Maria Edgarda Marcucci, e la sua costante e ostinata ricerca di luoghi in cui di dà sostanza a termini come liberazione, resistenza. Un oscillare continuo tra diario, fumetto e reportage, che alterna il racconto di chi ha sacrificato tutto, talvolta anche la vita, per una società più giusta e di chi vorrebbe comprimere questa storia dentro un'aula di tribunale."

Zerocalcare


Certo, l’organizzazione sociale, il potere hanno sempre la possibilità di recuperare le trasformazioni. Ma il potere non è infinito. È molto difficile recuperare la pratica, mentre è molto facile recuperare l’ideologia. Allora dobbiamo stare attenti a ciò che consideriamo rivoluzionario, che non è creare ideologie ma riflettere sulle cose che in pratica trasformiamo.

Franco Basaglia, Conferenze brasiliane (1979)


Vi aspettiamo!

 

Il manifesto è a cura di Roberta Boccacci e del collettivo Il Megafono.

domenica 8 maggio 2022

GUY DEBORD

Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone e il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che Debord identifica come «un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini» Una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri e assiste nella più totale passività allo svilupparsi di «un discorso ininterrotto che l’ordine presente tiene su se stesso, il suo monologo elogiativo»

giovedì 5 maggio 2022

Omero

«Anche i dolori sono, dopo lungo tempo, una gioia, per chi ricorda tutto ciò che ha passato e sopportato.»

                                                          Omero

venerdì 29 aprile 2022

Fernando Pessoa

E così, sui binari in tondo gira, a intrattenere la ragione, questo trenino a carica che si chiama cuore.

mercoledì 20 aprile 2022

Valerio Evangelisti

"Da oggi siamo un po’ più soli, Valerio ci ha lasciati Pubblicato il 19 Aprile 2022 · in Editoriali · Dobbiamo annunciare che il nostro direttore, Valerio Evangelisti, ci ha lasciato. Già da tempo aveva problemi di salute, ma ha sempre continuato la sua attività di redazione e di scrittura con la sua lucidità di visione delle cose che lo ha sempre contraddistinto. D’ora in poi Carmilla non sarà più quella che è stata sino ad oggi e che ha potuto essere nel panorama della letteratura di genere e di critica sociale proprio grazie a Valerio. Tutti noi gli dobbiamo molto e proprio per questo proseguiremo quello che è un grande impegno redazionale con la sua presenza nel nostro cuore. Ciao Magister!" da "Carmilla" che ringraziamo

giovedì 14 aprile 2022

Marcia PerugiAssisi 24 Aprile

· Domenica 24 aprile si svolgerà un'edizione straordinaria della Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità. Per illustrare il carattere e il programma straordinario della Marcia e delle iniziative collegate, nella Sala Stampa della Basilica di San Francesco, si tiene una Conferenza con la partecipazione di: fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di San Francesco in Assisi Stefania Proietti, Sindaco del Comune di Assisi e Presidente della Provincia di Perugia Andrea Romizi, Sindaco del Comune di Perugia Paola Lungarotti, Sindaco del Comune di Bastia Umbra Flavio Lotti, Coordinatore del comitato Promotore Marcia PerugiAssisi

Prorogata al 30 aprile la mostra Miniature dell'artista Lidia Pellini

 


Vi attendiamo



martedì 29 marzo 2022

Garth Greenwe

«Volevo mettere radici, benché il vento stesse dicendo che le radici erano una truffa, non esistevano che accordi passeggeri, rifugi di fortuna e porti scadenti» Garth Greenwe

sabato 12 marzo 2022

jack kerouac


"La Terra  è una,
    non Due"
Ho detto
Nel campo di grano
    rischiarato dalla luna
    Vicino al Bosco
Ma un enorme insetto
     è atterrato sul mio braccio
per schernirmi
E l'albero
Mi ha fatto cenno
Con i suoi milioni di occhi
    Va-v-a-vh-as-hh
 

  
L

domenica 6 marzo 2022

Thomas Pynchon

‘Certi adulti che se ne vanno in giro con laurea, divisa e mostrine, investiti di pesanti responsabilità, possono in realtà essere dei perfetti idioti. E invece i marinai di provenienza operaia, teoricamente del tutto idioti, sono molto più capaci a mostrare competenza, coraggio, umanità, saggezza e altre virtù che le classi più acculturate rivendicano per se stesse.'’ 

 

                                            Thomas Pynchon

L'anno del giardiniere

venerdì 4 marzo 2022

Peter Brooks, "Vite di Balzac", Carocci edizioni

: "La narrativa è una delle grandi categorie o sistemi di comprensione a cui ricorriamo nei nostri negoziati con il reale, e in particolare con i problemi della temporalità" e "ogni racconto, dal più semplice al più elaborato, è intenzionalmente ermeneutico, in quanto ripercorre gli avvenimenti passati allo scopo di porli al servizio della consapevolezza"

mercoledì 2 marzo 2022

julian barnes, "niente paura"

Una paura atavica e insuperabile attanaglia da sempre Julian Barnes, quella della propria estinzione. Nessun conforto può venire dalla fede, all'agnostico scrittore, che fin dalla prima riga confessa: «Non credo in Dio, però mi manca». Non resta dunque che unirsi alla fitta schiera di illustri tanatofobici che l'hanno preceduto - da Montaigne a Renard, da Rachmaninov a Larkin - provando a convincersi che nel grande «buco nero dell'abisso» non c'è niente, ma proprio niente, di cui avere paura. «La morte è dolce; ci libera dalla paura della morte», scriveva Jules Renard quand'era giovane e in salute. «Una consolazione? No, è un sofisma. O piuttosto una prova supplementare che per sconfiggere la morte e i suoi terrori ci vuole ben più della logica e del ragionamento». Lo sa bene Julian Barnes, che dell'una e dell'altro ha sempre fatto ampio uso nel tentativo di esorcizzare la più atavica e insuperabile delle paure, quella della morte, senza mai riuscire ad addomesticarla. Quali armi restano, dunque, all'agnostico scrittore che, per trovare sollievo dall'idea dell'estinzione, non può neppure contare sul balsamo della fede? Be', innanzitutto ricordare che, oltre a essere la più viscerale e antica, la paura della morte è anche la più comune e condivisa. E se è vero che «ogni tanatofobo ha bisogno del conforto temporaneo di un caso più grave del proprio», guardarsi intorno può aiutare. Julian comincia dal suo entourage piú immediato, la famiglia di sangue - suo padre, un professore «amabile e tollerante», sua madre, anche lei insegnante, ma «lucida, categorica, apertamente intollerante delle opinioni contrarie», e suo fratello maggiore Jonathan, filosofo aristotelico, ateo, asciuttamente pragmatico - trovandoli tutti più bravi di lui in «questa cosa del morire». Allarga quindi lo sguardo ai compagni quotidiani della sua vita, la sua «vera famiglia»: artisti, filosofi, compositori e soprattutto scrittori, in primo luogo Jules Renard, di cui ripercorre la breve esistenza segnata da lutti prematuri, ma anche Émile Zola, Stendhal, Somerset Maugham, l'amato Flaubert. Le loro risposte all'ineluttabilità della fine si affiancano, in questo semi-dolente excursus, a riflessioni sull'estasi estetica e la religione dell'arte, "le réveil mortel" e l'inaffidabilità della memoria, Richard Dawkins e i geni egoisti, le ultime parole e i vari tipi di paura, la criopreservazione e la distruzione del pianeta. Ne nasce una sorta di vasta «tanatoenciclopedia» con cui il Julian Barnes scrittore, complice una buona dose di umorismo, dimostra di aver saputo trovare, dopotutto, nella penna la via per la propria sopravvivenza.

Dostoevskij

Alla fine il corso su Dostoevskij si farà: l’università milanese Bicocca ha deciso in mattinata di fare dietrofront sulla decisione presa e comunicata nelle scorse ore allo scrittore Paolo Nori di cancellare il suo corso sullo scrittore russo. Una decisione che lo stesso Nori, trattenendo le lacrime a stento, aveva comunicato in diretta nella sera del primo marzo leggendo la mail ricevuta nelle ore scorse da parte dell’università Bicocca di Milano, dove dal prossimo mercoledì avrebbe dovuto tenere un corso in quattro lezioni – «gratuite e aperte a tutti» – sullo scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij, su cui Nori ha pubblicato nel 2021 l’ultimo suo libro, “Sanguina ancora. L'incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij”. «Sono arrivato a casa e ho aperto il pc e ho visto una mail che arrivava dalla Bicocca. Diceva “Caro professore, stamattina il prorettore alla didattica mi ha comunicato la decisione presa con la rettrice dì rimandare il percorso su Dostoevskij. Lo scopo è quello dì evitare ogni forma dì polemica soprattutto interna in quanto momento dì forte tensione”», annuncia Nori in una diretta video su Instagram. Paolo Nori e la cancellazione del suo corso alla Bicocca su Dostoevskij, il suo annuncio su Instagram

sabato 19 febbraio 2022

come inizia

«Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Non iniziò con i 6 milioni di ebrei che persero la vita. E non iniziò nemmeno con gli altri 10 milioni di persone morte, tra polacchi, ucraini, bielorussi, russi, jugoslavi, rom, disabili, dissidenti politici, prigionieri di guerra, testimoni di Geova e omosessuali. Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione. Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”». Primo Levi

martedì 15 febbraio 2022

Avversa alle noiose regole del mercato...

La libraia al terzo sbadiglio,sta leggendo l'elenco delle circa 460 novità librarie in uscita questa settimana, riflette che non si tratta più neppure di disagio etico. No, è vera e propria noia di fronte ad un meccanismo così scontato e ripetitivo...Le novità,"le cose nuove", da molto non lo sono più. Ristampe,testi seriali,immagini costantemente ripetute all'interno del paradigma dimostratosi una volta vincente.

artemisia

War, Ugo Pierri

martedì 8 febbraio 2022

Desiderio e Ragione, dopo la Peste

Patrizia Grimaldi Pizzorno Dopo la peste Desiderio e Ragione nella Decima Giornata del Decameron,Olschki editore

giovedì 3 febbraio 2022

Parra raccontato da Bolano

Parra è anche un critico letterario.Una volta riassunse in tre versi tutta la storia della letteratura cilena. Eccoli: " I quattro grandi poeti del Cile / sono tre: / Alonso de Ecrilla e Ruben Dario "

domenica 30 gennaio 2022

ROBERTO BOLANO ,DETECTIVE SELVAGGI

«Mi sarebbe piaciuto fare il detective privato. Sicuramente sarei già morto. Sarei morto in Messico a trenta,trentadue anni, sparato per strada, e sarebbe stata una morte simpatica e una vita simpatica.» (Roberto Bolaño)

venerdì 21 gennaio 2022

Notte fedele e virtuosa, Louise Gluck

Parabola Dopo esserci in primo luogo spogliati dei beni mondani,come san Francesco insegna, perchè le nostre anime non fossero traviate da profitti e perdite, e anche perché i nostri corpi potessero muoversi liberamente sui passi montani, dovemmo poi discutere come o dove potevamo viaggiare, e porci una seconda domanda, se era necessario avere un fine, al che molti di noi obiettarono strenuamente che un fine era come i beni mondani, vale a dire una limitazione o costrizione, mentre altri dicevano che era questa la parola che ci consacrava pellegrini piuttosto che erranti...