Visualizzazione post con etichetta bacajàa l'amàaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bacajàa l'amàaro. Mostra tutti i post

domenica 9 aprile 2017

ANTROPOLOGOS, FESTIVAL DEI DIALETTI, Bacajàa l'Amàaro, il gergo cremonese, studio di Gianamleto Feraboli


Bacajàa l'Amàaro

Forze dell'ordine, Polizia, Carabinieri, Forze armate, Vigili Urbani, Guardie in genere


Gàfa, nòtula Guardia notturna
Giuàn, Giösta Carabinieri
Gès
Vigile urbano in tenuta estiva
Giösta Polizia, Questura
Furmigòon rùs Presidente della repubblica
Mèco de la giösta   Prefetto 
Piantìina de la giösta Questurino, Guardia
Pitùur Giudice
Pìanta, piantìina   Custode, in generale; portinaio
Magiorèendo de la giösta Questore, delegato di P.S.
Dupiòon de la giösta Ispettore di P.S.
Piantìina de büiùusa     Guardia carceraria
Piantìina de le furmìighe Guardia militare, sentinella
Piantìina de la nèegra Guardia municipale, vigile urbano
Gàfa Guardia di P.S in borghese
Piantìina de la fìna Guardia di finanza, finanziere
Piantìina de le lòdule Guardia di finanza
Mèco de la bùla Sindaco
Bacajadùur de la giösta Avvocato
Furmìiga Soldato
Furmigamèent Esercito
Furmigòon Imperatore
Dupiòon de le furmìighe Generale
Bùfa, la bùfa Franteria, la Fanteria
Dupiòon Comandante, vale il doppio!
Muntüüra Uniforme
Giurgèt Zaino
Spaghèt Gradi sul cappello degli ufficiali
Gamèla Gavetta
 

sabato 8 aprile 2017

ANTROPOLOGOS, "BACAJA'A L'AMA'ARO", IL GERGO CREMONESE, GIANAMLETO FERABOLI

Proseguiamo con le voci del gergo cremonese:

                            Gioco, giocatori, carte


 Vàasco          Asso
  Bedìina         due
  Ghimèene      tre
  Alba               quattro
  Camìisa          cinque
  Umbrèela        sei
  Gàamba          sette
  Spìa                 fante 
  Balarèen,         cavallo
  Vascòon           Re
  Uciàai de'l prèet  il due di denari


                             Simboli delle carte-Sgòbi de le brème

Sacàgn                   Spade
Pìla                        Denari, ori
Slèensa                  Coppe
Ramèenghi            Bastoni

                        I giorni, i mesi, le stagioni

Lùnùus            lunedì
Martèl              martedì
Marcòon          mercoledì
Giuiùus            giovedì
Venèfic            venerdì
Paganìin           sabato
Santòcia           domenica

 
 
Giàni                 gennaio
Barbelùus          febbraio
Balenghùus        marzo
Verdùus             aprile
Cùciarèlo           maggio
Ghirùus              giugno
Rùfidùur             luglio
Alèegher             agosto
Balarèen             settembre
Mustùus              ottobre
Lùnesch              novembre
Bambisùur           dicembre


Selòon                  inverno
Fiurèent                primavera
Caldèent               estate
Scabiùus                autunno     


a  domani per la terza incursione nel glossario di "Bacajàa l'amàaro" studio di Gianamleto Feraboli sul gergo cremonese




venerdì 7 aprile 2017

ANTROPOLOGOS, "BACAJA'A L'AMA'ARO", IL GERGO CREMONESE, GIANAMLETO FERABOLI

Gianamleto Feraboli nasce a Cremona nel 1929. Dopo aver compiuto studi classici frequenta l'Accademia di Belle Arti Paolo Toschi di Parma. Lavora per "Vogue" a Parigi e a Milano. Compie numerosissimi viaggi e vive una giovinezza intensa e condivisa. Ha infatti innumerevoli amici con cui inventa serate di musica, letture e teatro o semplicemente di vita quasi impensabili nella Cremona di quegli anni.
Negli anni della maturità lavora come affrescatore e restauratore per i più importanti musei tedeschi.
Torna spesso a Cremona di cui ama tutto, la gente, il Po, gli argini.


                             Camìni in spiciula
                              lòonch a l'àarzen d'estàat,
                              ghe fares dèenter
                              en bel quàader

 Cammino in bicicletta/ lungo l'argine d'estate/ ci farei/ un bel quadro.

Nel 1996 pubblica con la Libreria Ponchielli, a cura di Mario Balestreri,  il primo volume di quella che sarà la sua trilogia sulla vecchiaia: "In piàarda", "Adès che sùunti vèec..." e "Quàant te rìivet in fòont...".
Mario Balestreri ha scritto: "...si tratta di poesia "umile" (nel senso etimologico: che sa di terra e d'acqua, e d'aria) segnata da una grazia nativa acerba e svelta, da antica arguzia e da una breve ombra di malinconia, risolta nel rapido giro di pochi versi: come epigrammi greci o come haiku giapponesi in dialetto cremonese...E' chiaro che l'autore concepisce e immagina "in dialetto", che solo questa e non altra può essere la forma della sua creazione". (dall'introduzione di M. Balestreri a "In piàarda", Libreria Ponchielli, 1996).
Mentre andava costruendo la sua parola poetica, Gianamleto Feraboli portava parallelamente avanti studi rigorosi sul dialetto. Pareva pensare che in quelle parole, in quel gergo restasse viva e pulsante un'idea della vita forte, sincera, senza eufemismi e musealizzazioni . 
Era particolarmente interessato a tutte le voci dialettali che appartenevano alle minoranze: girovaghi, venditori ambulanti, artigiani, sensali di animali, accattoni, i seggiolai del mantovano, gli ombrellai, i venditori di cùni, castagne infilate a collana, i mendicanti che vendono santini davanti alle chiese, i suonatori ambulanti, chiamati in gergo Drìto strilàant.

Basta scorrere questa lista per sentire che il mondo, il nostro mondo così impoverito e irrigidito, riprende a respirare, a muoversi, a cantare.



Illustrazione di Mario Balestrieri tratta da In piàarda



               da "BACAJA'A L'AMA'ARO"
            Gianamleto Feraboli
 

dall'Introduzione:

-E' difficile oggi ricostruire la genesi del gergo in questione: abbiamo termini che provengono "dal parlar furbesco" del XVI secolo, altri provengono dai sensali di cavalli, altri dall'ambiente militare, altri dagli zingari ma sono solo supposizioni ... Comunque si è accertato che già negli anni attorno alla prima guerra mondiale Bacajàa l'amàaro, parlare il gergo, era ampiamente diffuso nell'ambiente della legèera cremonese ... ovunque si facessero sagre, mercati, fiere ...Va inoltre precisato che l'Amàaro non è uno strumento linguistico polivalente, non permette cioè discussioni ampie e articolate. Esso è piuttosto una lingua per l'occasione, da usarsi a piccoli spezzoni, in singole frasi, in brevi commenti e osservazioni. E cioè sopratutto nell'ambito di un gruppo in cui L'amàaro evidenzia e rafforza la coesione interna e l'identità.

...Passiamo ora a vedere da vicino in che modo è costruita questa parlata.
...Per quanto riguarda i verbi, il procedimento...articolato con la costruzione verbale composta solitamente da due parti:
una variabile, costruita dalle rispettive voci dei verbi:
Fàa         Fare
Stàa        Stare
Andàa     Andare
Eser         Essere
Vìighe       Avere

Ecco alcuni esempi:

Fàa  'l cuntràst lòfi          : fare il tonto, lo scemo (simulare, con un fine)

Fàa 'na tiràada                : fare una soffiata, la spia

Fàa casàansa                  : fare della prigione, della galera

Fàa l'imbunimèent           : fare il discorso accattivante (il venditore)

Fàa nìsba                       : fare niente 

Fàa  el sgòbo                 : fare un lavoro

Stàa   sò                       : non confessare, non parlare

Stàa in campàana          : stare all'erta, attenti

Andàa per Giòbe           : fingere di andare

Giubàa                           : fare la commedia

Andàa a l'ùrto                 : andare a lavorare, andar per pane

Stàa incavalàat               : essere armato di pistola

fàa la bèla                      : evadere

vìighe smurfìit                 : aver mangiato

andàa a pulegiàa            : andare a dormire

 . 

(a domani, Sabato 8 Aprile, per altre voci)

giovedì 6 aprile 2017

Gianamleto Feraboli e il gergo della malavita cremonese

Gianamleto Feraboli e il gergo della malavita cremonese

In occasione dei tre giorni di  
ANTROPOLOGOS, I dialetti e le lingue madri, Festival in Cremona, 1° Edizione

la Libreria Ponchielli pubblicherà sul suo blog voci da " Bacajàa l'amàaro", studio inedito sul gergo cremonese di Gianamleto Feraboli.

"Esiste nel Cremonese e in tutto il territorio della "Bassa", con le zone di confine di cinque provincie, un gergo chiamato "amàaro" basato essenzialmente sui dialetti cremonesi, una lingua speciale parlata da specifici gruppi sociali che non intendevano farsi comprendere da altri. Una sorta di arma di difesa ideale per gruppi corporativi: girovaghi, venditori ambulanti, artigiani, sensali di animali, accattoni e naturalmente, la malavita. Questo linguaggio nato in strada, in taverna o nel carcere, va inserito nella grande e molteplice schiera dei gerghi della malavita italiana."
             
      dalla prefazione di Gianamleto Feraboli 


Venerdi 7 aprile pubblicazione delle prime voci.

martedì 4 aprile 2017

Gianamleto Feraboli e il gergo della malavita cremonese

In occasione dei tre giorni di  
ANTROPOLOGOS, I dialetti e le lingue madri, Festival in Cremona, 1° Edizione

la Libreria Ponchielli pubblicherà sul suo blog voci da " Bacajàa l'amàaro", studio inedito sul gergo cremonese di Gianamleto Feraboli.

"Esiste nel Cremonese e in tutto il territorio della "Bassa", con le zone di confine di cinque provincie, un gergo chiamato "amàaro" basato essenzialmente sui dialetti cremonesi, una lingua speciale parlata da specifici gruppi sociali che non intendevano farsi comprendere da altri. Una sorta di arma di difesa ideale per gruppi corporativi: girovaghi, venditori ambulanti, artigiani, sensali di animali, accattoni e naturalmente, la malavita. Questo linguaggio nato in strada, in taverna o nel carcere, va inserito nella grande e molteplice schiera dei gerghi della malavita italiana."
             
      dalla prefazione di Gianamleto Feraboli 


Venerdi 7 aprile pubblicazione delle prime voci.

Qui un'intervista a Gianamleto Feraboli