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giovedì 23 aprile 2026

Storia delle rivoluzioni immaginarie, Quodlibet

 – La promessa della vita eterna;
– Introdurre la settimana lavorativa di un giorno;
– La pace nel mondo;
– Birra gratis;
– Due tramonti al giorno (di diversi colori);
– Una minore forza di gravità;
– Meno tasse.

martedì 26 marzo 2019

Ardilut

Collana di poesia bilingue a cura di Giorgio Agamben.Risultati immagini per ardilut disegni

Il disegno dell’ardilut (valeriana selvatica), scelto dal giovane Pier Paolo Pasolini per le sue pubblicazioni in friulano, viene qui ripreso come simbolo della collana, che intende, a più di quarant’anni dalla morte del poeta, proseguire e verificare nella nuova realtà linguistica del xxi secolo la sua riflessione sul rapporto fra lingua e dialetto.
È stato Dante a porre sotto il segno del bilinguismo la nascita della poesia italiana. Nel De vulgari eloquentia egli contrappone il volgare, che «i bambini apprendono da chi sta loro intorno appena cominciano a distinguere le voci», e «senza nessuna regola riceviamo imitando la nostra nutrice» alla «lingua secondaria, che i Romani chiamavano grammatica nella quale siamo regolati e istruiti solo attraverso uno spazio di tempo e assiduità di studi». Nel momento stesso in cui decide di scrivere in volgare la sua poesia, a questo primo bilinguismo, Dante ne aggiunge subito un secondo, quello fra i volgari municipali e il volgare illustre, che paragona a una pantera profumata, «che fa sentire la sua fragranza in ogni città, ma non dimora in alcuna».
L’ipotesi che questa collana propone è che oggi alla grammatica di Dante corrisponda l’italiano come lingua nazionale e al volgare i cosiddetti dialetti e che, come allora, la poesia italiana, che sembra attraversare una fase di crisi o di stasi, potrà rinascere solo se tornerà a nutrirsi di questa intima diglossia. Non è certo un caso se la grande fioritura della poesia italiana del Novecento sia stata discretamente accompagnata da un’altrettanto grande fioritura della poesia in dialetto ed è probabile che esse siano così strettamente connesse, che senza l’una non avremmo avuto nemmeno l’altra. Per questo la collana, accanto ai nuovi poeti, ripubblicherà anche dei classici, a cominciare da Pier Paolo Pasolini e Andrea Zanzotto, che hanno scritto tanto in lingua che in dialetto, e seguirà con attenzione ogni ricerca di una lingua poetica che fuoriesca dal monolinguismo. Il «regresso lungo i gradi dell’essere» di cui parlava Pasolini per il suo dialetto è, infatti, innanzitutto un regresso lungo i gradi della lingua, che permette al poeta di scavalcare la lingua non più viva e corrotta che lo circonda da ogni parte verso una lingua che esiste già sempre e, tuttavia, ancora non esiste: la lingua della poesia. Il testo a fronte che caratterizza la collana rende visibile il movimento – e quasi l’andirivieni dal dialetto alla lingua e viceversa – che definisce il gesto poetico, quasi che il vero luogo della poesia non fosse né nell’uno né nell’altra, ma nell’ardua, incessante tensione fra di essi.

venerdì 9 novembre 2018

Bella, Raffaello Baldini, Quodlibet





Torna ogni tanto, per sua madre,
sta poco, due tre giorni, non esce mai,
io poi sono sempre fuori.
L'ho incontrata per caso, in farmacia,
"Ma quant'è che non ci vediamo?",
mi è sembrata più piccola,
"Hai i capelli corti", che li aveva lunghi, sulle spalle,
ha chiuso gli occhi:"Ti ricordi dei miei capelli?"


Vinicio ci aveva fatto una passione.E lei niente. Con quegli occhi verdi e il maglione giallo.
                                                                                                             
Le  aveva fatto la corte anche Lele Guarneri,
e la domenica veniva da Cesena
a ballare un biondo con una Giulietta sprint.
Io, era troppo bella, non m'arrischiavo.


Dopo l'ho accompagnata fino a casa,
ha aperto, ho detto:"Cosa avrei pagato allora
per non portare gli occhiali!",
ha riso:"Ci vediamo fra altri vent'anni",
poi dal portone accostato, prima di chiudere,
m'ha guardato:"Mi piacevi",
senza ridere, "quante notti t'ho sognato!"