Visualizzazione post con etichetta Pier Vittorio Tondelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pier Vittorio Tondelli. Mostra tutti i post
sabato 16 marzo 2019
lunedì 11 marzo 2019
Pier Vittorio Tondelli, "Senso di abbandono permanente", Marco Mancassola
È un senso di abbandono fuori dal tempo, ma che riecheggia in modo
distinto oggi. Non c’è più alcuna fuga, non c’è alcun rifugio nel mondo
connesso e globale in cui sia possibile staccarsi dal dolore, dal sé,
dai fallimenti e dalle insufficienze della propria soggettività. Si può
espatriare, cambiare lavoro, salire e scendere dagli aerei low cost. Si
può saltare da un profilo online all’altro. Si possono inventare intere
nuove identità nello spazio di un’ora; cercare abbracci, lasciare
amanti, reclutarne altri; lavori freelance e relazioni altrettanti
freelance; consumare esperienze e ordinarne altre. Il vagare
insoddisfatto, la tensione eterna ad andarsene, non fanno che produrre sfumature sempre nuove di solitudine.
Questa consapevolezza così perfettamente appartenente al XXI secolo sembrava già, in controluce, contenuta in Camere separate. E per alcuni, incluso chi scrive, quel romanzo è tuttora una lettura a cui tornare a intervalli periodici, per cercare di vedere, altrettanto in controluce, se l’umanità che trasuda dalle sue pagine possa venire in aiuto a fare i conti con il tempo attuale, con ciò che resta del famigerato postmoderno – oggi che la comunicazione, le trappole dei social media e l’isolamento che producono, sono la vera via crucis del soggetto contemporaneo; che a essere libertina è soprattutto la mente, sempre più distratta da un flusso di stimoli ridicoli e sconcertanti; che l’HIV è diventato metafora di uno stato di infiammazione cronica, latente; e le camere separate si sono fatte soprattutto interiori, nella conformazione indecisa, ambivalente, spesso quasi psicotica, dei desideri occidentali.
da "Senso di abbandono permanente" di Marco Mancassola che ringraziamo profondamente
Questa consapevolezza così perfettamente appartenente al XXI secolo sembrava già, in controluce, contenuta in Camere separate. E per alcuni, incluso chi scrive, quel romanzo è tuttora una lettura a cui tornare a intervalli periodici, per cercare di vedere, altrettanto in controluce, se l’umanità che trasuda dalle sue pagine possa venire in aiuto a fare i conti con il tempo attuale, con ciò che resta del famigerato postmoderno – oggi che la comunicazione, le trappole dei social media e l’isolamento che producono, sono la vera via crucis del soggetto contemporaneo; che a essere libertina è soprattutto la mente, sempre più distratta da un flusso di stimoli ridicoli e sconcertanti; che l’HIV è diventato metafora di uno stato di infiammazione cronica, latente; e le camere separate si sono fatte soprattutto interiori, nella conformazione indecisa, ambivalente, spesso quasi psicotica, dei desideri occidentali.
da "Senso di abbandono permanente" di Marco Mancassola che ringraziamo profondamente
venerdì 1 marzo 2019
Inizia alla Libreria Ponchielli "Biglietti agli amici", esposizione di Carolina Farina
Dodici scatti fotografici in formato
adesivo sono costellati da alcuni frammenti delle ventiquattr'ore di Biglietti
agli amici, opera scritta da Pier Vittorio Tondelli nel 1986.
Il progetto nasce come omaggio, dal
desiderio di immaginare un nuovo corpo per questi messaggi d'affezione che
possa sfondare la cornice del libro: diasporico, effimero, autoprodotto,
irregolare.
Ciascun biglietto può apparire come una
soglia sulla quale si affaccia un triplice sguardo, quello dello scrittore,
della fotografa e del lettore. Sguardi che s'incontrano come in un rito di
passaggio. Un orizzonte di dialogo che rievoca quell'alchimia angelica e
astrologica di cui è punteggiata la scrittura di Tondelli e genera risonanze
nelle piccole storie quotidiane di chi le incontra.
Un progetto artistico che assume la
produzione lo-fi e hacker come pratica per interrogarsi sulle dinamiche
dell'amicizia e delle relazioni affettive, in cui gli stickers assumono la
potenzialità di “bagliori di memoria” quanto di messaggi clandestini, appunti
diaristici o pubbliche dichiarazioni, a seconda dell'interazione che il
fruitore sceglie di ingaggiare con questi oggetti.
Carolina Farina
Fotografa freelance, vive e lavora a
Roma. Si è diplomata in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di
Milano con una testi sul rapporto tra Fotografia e immaginari
visuali.
Il
suo focus di ricerca, tra pratica e teoria, si concentra sulle micro-narrazioni
del quotidiano con una particolare interesse per gli archivi
affettivi privati e per le memorie legate agli
oggetti.
Ha
realizzato reportages fotografici dedicati alle arti visive e performative per
istituzioni, festival e compagnie internazionali tra cui
Short Theatre,
Biennale di Venezia,
Polo Museale del Lazio, ATCL,
Salvo Lombardo/CHIASMA,
Collettivo Cinetico, Margine
Operativo,
Routes Agency - Cura of Contemporary
Arts,
Transnationalizing Modern
Languages,
e per il web magazine
roots§routes – research on visual
culture
con il quale ha pubblicato anche testi
critici.
I suoi progetti fotografici sono stati esposti
presso Spazio B.Go Loreto SP/CRAC
othervision [Cremona],
Ordine degli Architetti
PPC [Milano],
Spazio
Labò [Bologna], Rome Art Week, Studio CLAB, Casa della
Cultura [Roma].
Attualmente è dottoranda in Scienze della
Comunicazione presso l'Università Sapienza di
Roma.
Iscriviti a:
Post (Atom)
