Un
poema senza tempo, l’Odissea di Omero; o, per meglio dire, di cui ogni
tempo si è impadronito a suo modo, rilanciando in sempre nuove
incarnazioni la figura eternamente umana del suo protagonista Ulisse,
come si racconta nell’Introduzione. Nella storia arcinota del ritorno in
patria e agli affetti familiari dell’“uomo d’ingegno e d’avventura”,
dopo vent’anni trascorsi fra “guerre di uomini e inclementi marosi”,
umani orrori e mostri fiabeschi, e della contrastata, cruenta
riconquista del trono itacese, si gettano le basi della cultura
occidentale e del nostro stesso guardare al mondo. Dell’Odissea, questa
nuova traduzione ha inteso esaltare il carattere di narrazione nata per
essere recitata nel vivo di una performance, in cui chi narra, al pari
di Ulisse che ricorda le sue disavventure ad Alcinoo e ai Feaci,
partecipa emotivamente al racconto. L’Odissea non è mai un racconto
neutro, distaccato, e su questa linea i due traduttori hanno cercato di
recuperare quel tanto di teatralità che traspira dal poema, utilizzando
un linguaggio vibrante, espressivo, in cerca di soluzioni nuove, capaci
di affascinare ancora i lettori di oggi. |
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