lunedì 11 marzo 2019

Pier Vittorio Tondelli, "Senso di abbandono permanente", Marco Mancassola

È un senso di abbandono fuori dal tempo, ma che riecheggia in modo distinto oggi. Non c’è più alcuna fuga, non c’è alcun rifugio nel mondo connesso e globale in cui sia possibile staccarsi dal dolore, dal sé, dai fallimenti e dalle insufficienze della propria soggettività. Si può espatriare, cambiare lavoro, salire e scendere dagli aerei low cost. Si può saltare da un profilo online all’altro. Si possono inventare intere nuove identità nello spazio di un’ora; cercare abbracci, lasciare amanti, reclutarne altri; lavori freelance e relazioni altrettanti freelance; consumare esperienze e ordinarne altre. Il vagare insoddisfatto, la tensione eterna ad andarsene, non fanno che produrre sfumature sempre nuove di solitudine.
Questa consapevolezza così perfettamente appartenente al XXI secolo sembrava già, in controluce, contenuta in Camere separate. E per alcuni, incluso chi scrive, quel romanzo è tuttora una lettura a cui tornare a intervalli periodici, per cercare di vedere, altrettanto in controluce, se l’umanità che trasuda dalle sue pagine possa venire in aiuto a fare i conti con il tempo attuale, con ciò che resta del famigerato postmoderno – oggi che la comunicazione, le trappole dei social media e l’isolamento che producono, sono la vera via crucis del soggetto contemporaneo; che a essere libertina è soprattutto la mente, sempre più distratta da un flusso di stimoli ridicoli e sconcertanti; che l’HIV è diventato metafora di uno stato di infiammazione cronica, latente; e le camere separate si sono fatte soprattutto interiori, nella conformazione indecisa, ambivalente, spesso quasi psicotica, dei desideri occidentali.

 da "Senso di abbandono permanente" di Marco Mancassola che ringraziamo profondamente

RICCARDO BENASSI E LA SUA MALINCONIA




Erich Fried, E' quel che è

La vita
sarebbe
forse più semplice
se io
non ti avessi mai incontrata
Meno sconforto
ogni volta
che dobbiamo separarci
meno paura
della prossima separazione
e di quella che ancora verrà
E anche meno
di quella nostalgia impotente
che quando non ci sei
pretende l’impossibile
e subito
fra un istante
e che poi
giacché non è possibile
si sgomenta
e respira a fatica
La vita
sarebbe forse
più semplice
se io
non ti avessi incontrata
Soltanto non sarebbe
la mia vita


È quel che è. Poesie d’amore di paura di collera (Einaudi, 1988), trad. it. A. Casalegno

L'ANGELO DELLA STORIA, UGO PIERRI


venerdì 1 marzo 2019

Inizia alla Libreria Ponchielli "Biglietti agli amici", esposizione di Carolina Farina


Dodici scatti fotografici in formato adesivo sono costellati da alcuni frammenti delle ventiquattr'ore di Biglietti agli amici, opera scritta da Pier Vittorio Tondelli nel 1986.
Il progetto nasce come omaggio, dal desiderio di immaginare un nuovo corpo per questi messaggi d'affezione che possa sfondare la cornice del libro: diasporico, effimero, autoprodotto, irregolare. 

Ciascun biglietto può apparire come una soglia sulla quale si affaccia un triplice sguardo, quello dello scrittore, della fotografa e del lettore. Sguardi che s'incontrano come in un rito di passaggio. Un orizzonte di dialogo che rievoca quell'alchimia angelica e astrologica di cui è punteggiata la scrittura di Tondelli e genera risonanze nelle piccole storie quotidiane di chi le incontra.

Un progetto artistico che assume la produzione lo-fi e hacker come pratica per interrogarsi sulle dinamiche dell'amicizia e delle relazioni affettive, in cui gli stickers assumono la potenzialità di “bagliori di memoria” quanto di messaggi clandestini, appunti diaristici o pubbliche dichiarazioni, a seconda dell'interazione che il fruitore sceglie di ingaggiare con questi oggetti.

Carolina Farina

 L'esposizione proseguirà sino al 16 Marzo.

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Biografia
Fotografa freelance, vive e lavora a Roma. Si è diplomata in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano con una testi sul rapporto tra Fotografia e immaginari visuali.
Il suo focus di ricerca, tra pratica e teoria, si concentra sulle micro-narrazioni del quotidiano con una particolare interesse per gli archivi affettivi privati e per le memorie legate agli oggetti.

Ha realizzato reportages fotografici dedicati alle arti visive e performative per istituzioni, festival e compagnie internazionali tra cui Short Theatre, Biennale di Venezia, Polo Museale del Lazio, ATCL, Salvo Lombardo/CHIASMA, Collettivo Cinetico, Margine Operativo, Routes Agency - Cura of Contemporary Arts, Transnationalizing Modern Languages, e per il web magazine roots§routes – research on visual culture con il quale ha pubblicato anche testi critici.
I suoi progetti fotografici sono stati esposti presso Spazio B.Go Loreto SP/CRAC othervision [Cremona], Ordine degli Architetti PPC [Milano], Spazio Labò [Bologna], Rome Art Week, Studio CLAB, Casa della Cultura [Roma].
Attualmente è dottoranda in Scienze della Comunicazione presso l'Università Sapienza di Roma.

lunedì 25 febbraio 2019

Non ci sono più le copertine di una volta, Guido Vitiello (Internazionale)

... particolari di quadri o di fotografie che tanto orrore ti suscitano gli avrebbero probabilmente provocato un infarto, perché stava appena cominciando a fare i conti con i disegni sulle copertine, e un’edizione di Giuseppe Parini con un’immagine del poeta nudo in cima a una gradinata – “Nudo l’abate Parini!” – aveva già provato a sufficienza il suo cuore.

    Risultati immagini per abate giuseppe parini  Guido  Vitiello (Internazionale)

Ringraziamo entrambi 

PIETRO DI CRISTOFARO, Pierpaolo Pasolini : " Il fascismo degli antifascisti"