venerdì 1 febbraio 2019

"Prospettive e giochi di luce" di Riccardo Carotti



In esposizione sino al 28 Febbrario, alla Libreria Ponchielli, "Prospettive e giochi di luce" di Riccardo Carotti, selezione di fotografie della città di New York.

“E’ un mito, la città: le stanze, le finestre, le strade che eruttano vapore. Per ciascuno, per chiunque, un mito diverse"
Truman Capote

Camminare per New York è la sensazione più strana al mondo, ti senti parte della città da subito e da subito ti muovi camminando in fretta magari con un bicchiere in mano. Guardi in alto e scopri silhouette, guardi in basso, i marciapiedi, le case e scopri scritte, disegni, decori, linee architettoniche che cambiano continuamente e ti piace quello che vedi mentre ti viene voglia di camminare e camminare per scoprire cosa ci sia oltre lo skyline più famoso del mondo.
E’ la luce la vera protagonista della città: i riflessi sui cristalli dei grattacieli creano giochi di ombre che inventano un’altra architettura, mentre il tramonto sembra divertirsi a trovare sfondi sempre diversi e le prospettive cambiano.
La sera diventa l’esaltazione della luce dei fanali delle auto e del vapore che in qualunque stagione esce a sbuffi dai tombini. 

Riccardo Carotti

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Fotografo residente a Cremona (nato a Sofia nel 1995), matura l’interesse per la fotografia negli anni del liceo artistico, partecipa a progetti in collaborazione con l’Università Mohole di Stoccolma. Negli ultimi anni ha viaggiato in alcuni Paesi dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia, realizzando dei reportage fotografici.

La giostra Jardin du Luxembourg, R. M. Rilke


La giostra Jardin du Luxembourg

 

Con un tetto e con la sua ombra gira
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti del paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.

Perfino un cervo c'è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.

E cavalca il leone un bimbo bianco
tenendosi ben fermo con la mano che scotta,
mentre il leone scopre lingua e zanne.

E a quando a quando un elefante bianco.

E passano su cavalli anche fanciulle
in vesti chiare, quasi troppo grandi
per questi giochi e nella corsa alzano
lo sguardo in su, verso noi, chi sa dove-

E a quando a quando un elefante bianco.

E il tutto va e s'affretta alla sua fine,
e gira e gira in cerchio e non ha meta.
Un rosso, un verde, un grigio che balena,
un breve, appena abbozzato profilo-.
E ogni tanto rivolto in qua, beato,
un sorriso che abbaglia e che si dona
al cieco gioco che ci toglie il fiato...