Il futuro, se è felice, dovrebbe avere un cuore antico, fatto di fiabe, di
miti, di ninne-nanne e serenate, di storie d'amore perdute e di epici
duelli, di commozioni e di lutti di fronte al tempo che porta via la
bellezza e i nostri cari. Il futuro, se è umano, dovrebbe avere un cuore
antico, fatto di memorie, di saperi che conservano l'aroma della terra e
del mare, di piccole comunità radicate ma piene di strade su cui, nei
secoli, hanno camminato meticciamenti e ospitalità. Il futuro, se è qui,
dovrebbe avere un cuore antico, popolato di uomini cantanti e di donne
narratrici, che, faccia a faccia, sanno ancora raccontare e tramandare
meravigliosi simboli in cui, come in uno scrigno, vive l'Immaginazione,
la facoltà che offre alla realtà la possibilità della sua
trasformazione. Un futuro così non può essere visto. Lo sapevano i poeti
dal cuore antico che celebravano le Muse, le nonnine che, di fronte al
braciere, evocavano orchi e streghe, i pescatori che, dopo aver tolto le
reti, sospiravano di fronte alle sirene. I loro occhi erano ciechi e
comunque non avevano dovuto sopportare slides, web e cloud. Quando
guardavano, vedevano i cieli e non gli schermi. Le loro voci così erano
più seducenti, malia per le orecchie, legami per i corpi. Tesori umani
viventi, la tradizione orale li fa testimoni di una storia notturna,
spesso emarginata, ma non meno pregnante di quella ufficiale. E questo
libro li omaggia.
venerdì 31 marzo 2023
Laura Marchetti, Sulla tradizione orale, Mimesis eterotopie
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