“Non siamo qui. Non siamo affatto su questo pianeta. Siamo dentro un
macchinario, una scatola nera che ci alimenta di sogni perché la verità
della nostra esistenza è troppo atroce da sopportare” (Labirinto di morte,
1970). Potremmo chiamarla paranoia ma, come vedremo, il dubbio
ontologico di Dick nasconde molto di più di una trasposizione romanzesca
della psicosi. Quelli dei personaggi dickiani non sono semplicemente
risvegli filosofici, ma psico-chimici o psico-tecnologici. Ciò che li
trattiene ammaliati da una falsa realtà sono macchinari o più
spesso sostanze psicoattive, prodotti da entità aliene o apparati
governativi oppressivi, che alterano tendenziosamente le percezioni.
domenica 21 giugno 2026
Philip Dick, Opere Scelte
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