sabato 18 aprile 2026

La mattina scrivo...

 

“Non abbiamo nulla in comune, non ci lega nessuna emozione comune, nessun ballo popolare, nessuna chiesa; anche la noia, la viviamo in modo diverso. Non rientriamo in nessuna categoria di interpretazione politica; il nostro voto è imprevedibile, spesso nullo, frutto più della delusione che della collera. Questa classe di lavoratori di nuovo tipo non è la classe stereotipata che ci si immagina. Pettorina blu e muscoli non ne sono più i simboli. Appartengono a questa classe giovani, vecchi, straccioni di tutte le età esposti a contratti precari, al lavoro interinale, all’insicurezza economica, isolati dal resto della comunità tramite i contratti a tempo determinato o queste nuove forme di impiego gestite in modo anonimo da addetti e da applicazioni che impediscono qualsiasi incontro tra colleghi. Non ci incrociamo quando svolgiamo i lavori, non si crea alcun legame tra noi. Questo risparmia più di una preoccupazione ai datori di lavoro: nessun sindacato, nessuna pericolosa aggregazione del personale. Nulla ci avvicina nonostante la comune indigenza. La compartimentazione è così efficace da dissolvere nel silenzio e nell’invisibilità ogni occasione di protesta”. 

                                                                                  Franck Courtes

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