"Alla parola che celebra se stessa nei riti dell'estetismo, alla «poesia
monologica» di un Gottfried Benn, Ingeborg Bachmann oppone una
letteratura «rivolta con tutta la sua essenza ad un Tu», una poetica
dell'«immaginazione sensoriale». [...] La sfida dell'Invocazione non
occulta il male dell'Orsa, ma lo raffigura in tutta la sua terribile
potenza. In questo senso Ingeborg Bachmann si fa portatrice di una
moderna poetica del sublime, che riconosce la grandezza dell'uomo nella
sfida che egli rivolge alle potenze che lo sovrastano. Se Dio non abita
nel mondo e se la storia è visitata dal male, se l'uomo è estraniato da
se stesso, spetta al canto poetico testimoniare messianicamente la
verità. Il non-rivelarsi di Dio, la sua «presenza-assenza» — un concetto
che lega Ingeborg Bachmann a Simone Weil e a Wittgenstein, e ancora più
indietro a Hölderlin — si rovescia così nella trascendenza mistica
della parola. Ogni poesia è in questo senso Anrufung: preghiera,
invocazione e chiamata in giudizio al tempo stesso." (Dallo scritto di
Luigi Reitani)
sabato 18 aprile 2026
INGEBORG BACHMANN
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