Per anni William Burroughs si è chiesto per quale motivo i sogni, quando
vengono raccontati, risultino sempre così scialbi, finché un mattino
non ha trovato la risposta, semplicissima: «Manca il contesto...
come un peluche lasciato sul pavimento di una banca». E a quel punto un
dubbio lo ha sfiorato: «Sono un alieno? Alieno rispetto a cosa,
esattamente? Forse la mia casa è la città dei sogni, più reale della mia
cosiddetta vita da sveglio». 

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