Tessitori di rivolte, Ingrid Anastasia Pedrazzini,ELEUTHERA
un'idea esagerata di libertà
In
queste pagine troverete non solo una ricostruzione storica, ma
soprattutto una proposta: usare il luddismo come lente per interrogare
il nostro rapporto con la tecnica, con il lavoro, con la comunità.
Dal 6 marzo in libreria
Descritto dai suoi detrattori come un rigurgito
violento e retrogrado nei confronti di un progresso tecnologico
ineluttabile, la rivolta luddista di inizio Ottocento non fu un semplice
rifiuto della tecnologia, ma una consapevole critica – martello in mano
– dell’idea che ogni trasformazione sia di per sé positiva, che la
crescita sia sempre un valore, che il futuro sia un’inarrestabile corsa
in avanti. Una visione quanto mai attuale in un’epoca come la nostra
dominata dalla retorica dell’innovazione e della velocità.
prefazione di Marco Aime
Chi era realmente il generale Ned Ludd, il
mitico «amico dei poveri» che incitava i tessitori inglesi a difendere
con ogni mezzo le proprie comunità artigiane dalla travolgente avanzata
delle macchine? Dietro questo nome leggendario si celava di fatto un
movimento che all’alba della rivoluzione industriale – in un peculiare
intreccio di rivoluzione e tradizione, di utopia e critica radicale –
osò sfidare i dogmi dell’utilitarismo e la spietata brutalità del nascente capitalismo.
Una resistenza lungimirante e creativa che grazie alle originali
modalità impiegate, insieme offensive e ludiche, ci restituisce il vero volto dei luddisti: non semplici sabotatori, ma artigiani
e contadini mossi da una visione sociale del tutto refrattaria a quella
mercificazione della vita che stava prendendo il sopravvento. Lungi dall’essere fievoli echi di un passato remoto, le
voci dei luddisti risuonano più potenti che mai in questa nuova era
scandita dagli algoritmi. E ci sollecitano ancora una volta a domandarci
dove conduca davvero la strada del «progresso».
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