mercoledì 20 febbraio 2019
martedì 19 febbraio 2019
giovedì 14 febbraio 2019
venerdì 1 febbraio 2019
"Prospettive e giochi di luce" di Riccardo Carotti
In
esposizione sino al 28 Febbrario, alla Libreria Ponchielli,
"Prospettive e giochi di luce" di Riccardo Carotti,
selezione di fotografie della città di New York.
“E’
un mito, la città: le stanze, le finestre, le strade che eruttano
vapore. Per ciascuno, per chiunque, un mito diverse"
Truman Capote
Truman Capote
Camminare
per New York è la sensazione più strana al mondo, ti senti parte
della città da subito e da subito ti muovi camminando in fretta
magari con un bicchiere in mano. Guardi in alto e scopri silhouette,
guardi in basso, i marciapiedi, le case e scopri scritte, disegni,
decori, linee architettoniche che cambiano continuamente e ti piace
quello che vedi mentre ti viene voglia di camminare e camminare per
scoprire cosa ci sia oltre lo skyline più famoso del mondo.
E’
la luce la vera protagonista della città: i riflessi sui cristalli
dei grattacieli creano giochi di ombre che inventano un’altra
architettura, mentre il tramonto sembra divertirsi a trovare sfondi
sempre diversi e le prospettive cambiano.
La
sera diventa l’esaltazione della luce dei fanali delle auto e del
vapore che in qualunque stagione esce a sbuffi dai tombini.
Fotografo
residente a Cremona (nato a Sofia nel 1995), matura l’interesse per
la fotografia negli anni del liceo artistico, partecipa a progetti in
collaborazione con l’Università Mohole di Stoccolma. Negli
ultimi anni ha viaggiato in alcuni Paesi dell’Europa, dell’Africa
e dell’Asia, realizzando dei reportage fotografici.
La giostra Jardin du Luxembourg, R. M. Rilke
La giostra Jardin du Luxembourg
Con un tetto e con la sua ombra gira
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti del paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.
Perfino un cervo c'è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.
E cavalca il leone un bimbo bianco
tenendosi ben fermo con la mano che scotta,
mentre il leone scopre lingua e zanne.
E a quando a quando un elefante bianco.
E passano su cavalli anche fanciulle
in vesti chiare, quasi troppo grandi
per questi giochi e nella corsa alzano
lo sguardo in su, verso noi, chi sa dove-
E a quando a quando un elefante bianco.
E il tutto va e s'affretta alla sua fine,
e gira e gira in cerchio e non ha meta.
Un rosso, un verde, un grigio che balena,
un breve, appena abbozzato profilo-.
E ogni tanto rivolto in qua, beato,
un sorriso che abbaglia e che si dona
al cieco gioco che ci toglie il fiato...
per breve ora la giostra dei cavalli
multicolori, tutti del paese
che lungamente tarda a tramontare.
Molti sono attaccati alle carrozze,
eppure tutti hanno un cipiglio fiero,
e un feroce leone, tinto in rosso, va con loro,
e a quando a quando un elefante bianco.
Perfino un cervo c'è, come nel bosco,
ma porta sella e, fissa alla sua sella,
una minuscola bambina azzurra.
E cavalca il leone un bimbo bianco
tenendosi ben fermo con la mano che scotta,
mentre il leone scopre lingua e zanne.
E a quando a quando un elefante bianco.
E passano su cavalli anche fanciulle
in vesti chiare, quasi troppo grandi
per questi giochi e nella corsa alzano
lo sguardo in su, verso noi, chi sa dove-
E a quando a quando un elefante bianco.
E il tutto va e s'affretta alla sua fine,
e gira e gira in cerchio e non ha meta.
Un rosso, un verde, un grigio che balena,
un breve, appena abbozzato profilo-.
E ogni tanto rivolto in qua, beato,
un sorriso che abbaglia e che si dona
al cieco gioco che ci toglie il fiato...
martedì 29 gennaio 2019
sabato 26 gennaio 2019
Classici, Giuseppe Zucco
Classici, i libri che non ci siamo stancati di tramandare nel
tempo – la vedete anche voi questa lunghissima catena di uomini e donne
che si passano i libri di mano in mano come torce accese nei cunicoli
che si biforcano della smisurata miniera dei secoli?
Ringraziamo Giuseppe Zucco (MinimaMoralia)
Ringraziamo Giuseppe Zucco (MinimaMoralia)
mercoledì 23 gennaio 2019
sabato 19 gennaio 2019
venerdì 18 gennaio 2019
da "Autunno", Aleksandr S. Puskin
...E scordo il mondo, e nella dolce quiete
la fantasia m'induce a sonnolenza,
e la poesia si sveglia dentro me:
l'ondata lirica fa soggezione all'anima
che trepida, risuona, e cerca come in sogno
di riversarsi, finalmente libera. E' allora
che uno sciame di ospiti invisibili,
nati dal sogno, vecchi conoscenti, viene a me.
...Cavalieri in corazza e sultani tetri,
monaci, pellegrini e nani,
greche col rosario, corsari, re africani,
spagnoli col mantello, paladini, ebrei,
giganti e principesse prigioniere,
e voi, che la mia aurora preferiva,
voi signorine dalle spalle nude,
dagli occhi scuri, dai capelli lisci...
sabato 12 gennaio 2019
Per gli amici che hanno guardato e amato il nostro Pinocchio del 1944
Vecchi libri per l ’infanzia [II]
«Perché colleziona libri?» Nessuno ha mai
esortato i bibliofili a riflettere su se stessi, con una domanda del genere?
Come sarebbero interessanti le risposte, almeno quelle sincere! Poiché soltanto
i non iniziati possono credere che anche qui non ci sia qualcosa da nascondere
e mascherare. Orgoglio, solitudine, amarezza
- è questo il lato negativo di certe nature di
collezionisti cosi colte e felici. Di quando in quando ogni passione rivela i
suoi tratti demoniaci; la storia della bibliofilia può testimoniarlo più di
ogni altra. Nulla di tutto questo compare nel credo da collezionista di Karl
Hobrecker, la cui grande raccolta di libri per bambini è ora resa nota al
pubblico dalla sua opera. Per coloro a cui non lo dicesse la persona cordiale,
fine dell’autore, a cui non lo dicesse ogni pagina del libro, sarebbe sufficiente
riflettere: poteva scoprire questo campo di collezione - il libro infantile -
soltanto chi non ha ripudiato la gioia infantile per esso. Essa è l’origine
della sua biblioteca, e di essa avrà bisogno ogni altra simile, per poter
prosperare. Un libro, anzi una pagina di un libro, una semplice illustrazione nella
copia antiquata, che forse è stata ereditata dalla madre e dalla nonna, può
essere il supporto intorno a cui si avvolge la prima, tenera radice di questa
inclinazione. Non importa che la copertina sia mezza staccata, che manchino
delle pagine e che qua e là mani maldestre abbiano colorato le silografie. La
ricerca del bell'esemplare ha la sua giustificazione, ma proprio qui il pedante
si romperà l’osso del collo. Ed è un bene, che la patina che le mani non lavate
dei bambini hanno posato sulle pagine tenga lontano il bibliofilo snob. Quando
Hobrecker cominciò la sua collezione, venticinque anni fa, i vecchi libri per
bambini erano considerati cartaccia. Egli ha anzitutto offerto loro un rifugio
dove sono protetti dal macero per un certo tempo. Tra le parecchie migliaia che
riempiono i suoi armadi alcune centinaia
possono ritrovarsi soltanto da lui, in un’unica, ultima copia. Questo primo archivista
del libro infantile non si presenta affatto al pubblico, nel suo libro, con la
dignità e gravità del suo grado. Non cerca di ottenere approvazione per il suo lavoro,
ma partecipazione alla bellezza che esso gli ha dischiuso.[...]
Comunque
sia: se si considera sia la figura interna che quella esterna della stessa opera di
Hobrecker, essa è interamente pervasa dal fascino dei più amabili libri
romantici per bambini. Silo- grafie, illustrazioni a tutta pagina, silhouette e
illustrazioni finemente colorate inserite nel testo, fanno di quest’opera un
libro di casa estremamente piacevole, che non è soltanto una gioia per
l’adulto, ma può essere benissimo dato in mano ai bambini affinché cerchino di
imparare l’alfabeto sui testi dei vecchi abbecedari o di dipingere secondo il
modello delle illustrazioni. Quanto al collezionista, soltanto il timore di
veder salire i prezzi getterà un’ombra sulla sua gioia. In compenso gli rimane
la speranza che quest’opera possa salvare la vita a qualche volumetto che era
stato negligentemente votato alla distruzione.
[1924]
Walter Benjamin, Alte vergessene kinderbucher [II], in W. Benjamin, Opere complete vol. 2 (1923-1927), Torino: Einaudi, 2001, pp. 50-57.
Iscriviti a:
Post (Atom)




