sabato 13 agosto 2016
venerdì 12 agosto 2016
Costantinos Kavafis, ai giovani amici
ITACA
Quando ti metterai in
viaggio per Itaca
devi augurarti che la
strada sia lunga
fertile in avventure e in
esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non
temere,
non sarà questo il genere
d'incontri
se il pensiero resta alto
e un sentimento
fermo guida il tuo spirito
e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni,
no certo
né nell'irato Nettuno
incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette
contro.
....
Sempre devi avere in mente
Itaca,
raggiungerla sia il
pensiero costante.
Soprattutto, non
affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per
anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola,
tu, ricco
dei tesori accumulati per
strada
senza aspettarti ricchezze
da Itaca.
Costantinos
Kavafis
La Libreria, i suoi giovani amici e le tesi
Anche
quest'anno i giovani amici che hanno deciso di lavorare alle loro
tesi attingendo allo stratificato patrimonio librario della nostra
Libreria, Libreria che compie 50 anni quest'anno, si sono
diplomati con il massimo dei voti.
Benchè
la quantificazione non sia un
nostro criterio di valutazione, non possiamo che essere felici con
loro e di loro perchè sappiamo che è stato premiato il loro
talento, la loro originalità, la loro capacità di ricerca.
Auguriamo
loro che il cammino sia lungo e fertile e li ringraziamo per avere
amato la Libreria con la sua storia e la sua unicità.
giovedì 11 agosto 2016
"Collezione Daniela Favretti", Collana di classici giapponesi "Mille gru", edizioni Marsilio

Piegare le mille gru è segno di un sincero interesse per il destinatario, perchè occorre bravura, tempo e dedizione per piegarle tutte. Regalare mille gru ancora oggi significa: “ho pensato a te per tutto questo tempo"
In Libreria si è aperta la mostra dedicata a Mille gru, collana di classici giapponesi ideata da Adriana Boscaro per le edizioni Marsilio
Troverete esposti i 31 titoli che la compongono. I volumi appartengono alla Collezione Daniela Favretti che ringraziamo profondamente.
"Alla spiaggia di Nagara dove dimorano le gru,
sospinte dalla brezza marina
giungono le onde
per decine di migliaia di generazioni"
Minamoto no Sametomo,Kinkaishu,XIII secolo, 656
Dal risvolto di copertina di "Sotto la foresta di ciliegi in fiore", Collana Mille gru, prima edizione 1993:
La collana che si affida al volo augurale delle "Mille gru", propone un itinerario attraverso mille anni di produzione letteraria del Giappone. Un percorso costellato di piccoli e grandi capolavori, conosciuti e meno conosciuti, dove le raffinate forme letterarie del mondo cortese dell' antica capitale imperiale di Kyoto e la prorompente vitalità espressiva di artigiani, mercanti, artisti che affollavano strade e quartieri di Osaka e Edo, si alterneranno alle voci dei grandi scrittori dell'Ottocento e a quelle di rottura del Giappone moderno attraverso diari, romanzi, racconti, saggi, relazioni di viaggi, favole, raccolte di aforismi, antologie poetiche.
Con questa esposizione la Libreria intende rendere omaggio ad Adriana Boscaro, tra le più grandi studiose della cultura giapponese, a Luisa Bienati, attuale direttrice della Collana Mille gru, alle edizioni Marsilio che con la collana "Letteratura universale" hanno inteso onorare e far conoscere le culture altre.
mercoledì 10 agosto 2016
Giovanni Agosti ha ragione. Lo stesso vale per i libri e le librerie
"...Agosti mostra come nei decenni il soggetto pubblico abbia
progressivamente abdicato a un ruolo di guida nelle politiche culturali,
per tirchieria e pigrizia e colpevole cecità: e dall’ospitare mostre di
altissimo livello accademico e di respiro internazionale le istituzioni
cittadine siano passate a essere tappe passive del circuito delle
mostre-blockbuster organizzate dai grandi promotori privati, costruite
intorno superstar dell’arte usate come richiamo senza alcuna finalità
scientifica o divulgativa."
Il mio nome è Cavallo
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NON CHIEDIAMO NULLA
La tolleranza è ancora negazione della libertà.
La tolleranza è repressiva.
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale
La tolleranza è repressiva.
Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale
martedì 9 agosto 2016
domenica 7 agosto 2016
Vagabondi, Arthur Rimbaud
Misero fratello! Quante veglie
atroci mi ha procurato! "Non affrontavo con fervore quell'impresa. Mi
ero preso gioco della sua infermità. Per colpa mia saremmo
tornati in esilio, in schiavitù." Supponeva in me una scalogna e
un'innocenza molto bizzarre, e aggiungeva inquietanti ragioni.
Io rispondevo sogghignando a
quel satanico dottore, e finivo per raggiungere la finestra. Creavo, al
di là della campagna attraversata da strisce
di musica rara, i fantasmi del futuro lusso notturno.
Dopo questa distrazione
vagamente igienica, mi stendevo su un pagliericcio. E, quasi ogni notte,
appena addormentato, il povero fratello si
alzava, la bocca imputridita, gli occhi estirpati, - proprio come si
sognava lui! - e mi trascinava nella sala urlando il suo sogno di
dolore idiota.
Avevo infatti, in tutta
sincerità di spirito, preso l'impegno di restituirlo al suo stato
primitivo di figlio del Sole, - ed erravamo, nutriti del
vino delle caverne e del biscotto della strada, io ansioso di
trovare il luogo e la formula.
Vagadondi
Arthur Rimbaud
sabato 6 agosto 2016
Shelley

«Come il fantasma d’un amico amato/è il tempo passato. Un tono che ora è per sempre volato via/una speranza che ora è per sempre andata/un amore così dolce da non poter durare fu il tempo passato...
Il poeta della distruzione e un'ardente rivoluzionaria...
Voglio essere poeta, e lavoro a rendermi Veggente:
lei non ci
capirà niente, e io quasi non saprei spiegarle.
Si tratta di
arrivare all'ignoto mediante
la
sregolatezza di tutti i sensi.
Le sofferenze
sono enormi, ma bisogna essere forti,
essere nati
poeti, e io mi sono riconosciuto poeta.
Non è affatto
colpa mia. È falso dire: Io penso,
si dovrebbe
dire: mi si pensa.
Scusi il
gioco di parole.
IO è un
altro.
Arthur Rimbaud
lettera al prof. G. Izambard,
13 maggio 1871
(Notare come questo pensiero fu scritto durante le ultime giornate della Comune di Parigi,
quando iniziò il feroce spargimento di sangue da parte dell'esercito di Versailles, una delle più grandi sperimentazioni di libertà della storia recente)
In altri tempi, la massa popolare che crede nei possibili
aggiustamenti delle vecchie leggi gridava arrabbiata: Revisione!
Revisione! Avevamo un bel dire che, pur cambiando i vestiti usati con
altri alla moda, non sarebbe cambiato il manichino, e che la vecchia
cara Costituzione sarebbe rimasta la stessa, bardata da Cornelia —
eravamo troppo nel vero per essere creduti, e chi stava al governo si
era fatto carico di procedere a vele spiegate.
Già da domani più nulla sarà possibile se non la Rivoluzione —
Tutte le riforme ruminate affinché diventino opportunamente possibili;
tutte le cose mostruosamente rivestite di bava di rettile perché si
possano inghiottire — fanno orrore; ciò che reclamano tutte le miserie,
tutte le indignazioni, è la Distruzione!
Non vi è nulla da conservare delle maledette leggi che permettono
di imbottire di mitraglia il ventre dei lavoratori, e di biglietti di
banca le casse degli illustri truffatori che legiferano.
Che esseri umani in questa società capitalista! Vi brulicano con agio le larve più immonde!
Ma anche in questo letamaio germinano per futuri raccolti i forti semi innaffiati perennemente dalla rossa rugiada del sangue.
Distruzione! per tutte le infamie. Rivoluzione! se l’umanità vuole vivere.
Ci si rammarica per i neri d’Africa mancanti della lebbra della nostra civiltà.
Aspettiamo a portar loro i nostri costumi che varrebbero più dei loro!
Sarà la Rivoluzione a passare sul mondo, seminando la libertà, la
giustizia, la vita; è la Distruzione che occorre alla società attuale.Le
passeggiate alla ghigliottina e al potere, le coalizioni di sovrani ed
affamatori, le fucilate sugli scioperanti, è questo che sarà riabilitato
di nuovo con una revisione!
Fuoco alle leggi che ci fanno ciò che siamo, largo a una fase umana o alla morte!
Louise Michel (comunarda, appena rientrata in Francia dal bagno penale della Nuova Caledonia)
Mai scrivere "noi" ? A "noi" noi piace
Mai scrivere “noi”. Appello per la libertà di ricerca e di pensiero
Il 15 giugno 2016, il tribunale di Torino ha condannato Roberta, ex studentessa di antropologia di Ca’ Foscari, a 2 mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea, conseguita nel 2014. Per scrivere la tesi «Ora e sempre No Tav: identità e pratiche del movimento valsusino contro l’alta velocità», Roberta ha trascorso due mesi sul campo durante l’estate del 2013, ha partecipato a varie dimostrazioni in Valsusa, intervistando attivisti e cittadini. Coinvolta insieme a lei in questo procedimento giudiziario era Franca, dottoranda dell’Università della Calabria, che come Roberta era in Valle per ragioni di ricerca, che compare con Roberta nei video e nelle foto analizzati dalla procura ma che a differenza di Roberta è stata assolta da tutti i capi d’imputazione.A differenza di Franca, Roberta è stata condannata a 2 mesi di reclusione con la condizionale. Nonostante le motivazioni della sentenza saranno rese pubbliche tra 30 giorni, la ragione della sua condanna è stata attribuita all’utilizzo, nella sua tesi di laurea, del “noi partecipativo” interpretato dall’accusa come “concorso morale” ai reati contestati. Di fatto, i video e le foto scattate durante le manifestazioni parlano chiaro: le due donne sono lì, presenti, anche se in disparte. È stato dimostrato in tribunale che nessuna delle due imputate ha preso parte a momenti di tensione. Né bisogna dire che tutti i momenti di tensione contestati dall’accusa hanno trovato riscontro nel materiale video fotografico acquisito dalla procura. Durante l’azione dimostrativa tenutasi davanti alla ditta Itinera di Salbertrand che fornisce il cemento al cantiere di Chiomonte le due ragazze partecipano ma rimangono ai margini. Di sicuro il pm Antonio Rinaudo ha chiesto 9 mesi per entrambe, ma mentre Franca è stata assolta da tutti i capi d’imputazione, Roberta è stata condannata. Roberta, infatti, avrebbe dimostrato un “concorso morale” con le condotte contestate dall’accusa, non a caso in alcuni passaggi della sua tesi raccontò l’accaduto in prima persona plurale. Quello che per la difesa era un “espediente narrativo” – nella ricerca etnografica il posizionamento del ricercatore rispetto all’oggetto della ricerca è una scelta soggettiva che fa parte di ciò che si chiama storytelling – diventa, per l’accusa, la prova di collusione rispetto ai reati contestati.
Siamo indignati: che ci risulti, è la prima volta dal 25 aprile 1945 che una tesi di laurea viene considerata oggetto di reato e subisce una condanna. Ci domandiamo, increduli, quale perversione attraversi un paese che porta nelle aule di un tribunale le parole di una tesi di laurea. Ci sconvolge che tutte le tesi di laurea siano potenzialmente oggetto delle letture inquisitorie dei magistrati e che la Procura di Torino si senta legittimata a sanzionare penalmente l’uso di un pronome personale a tutti gli effetti fondante della grammatica italiana quando usato in riferimento a un tema politico ad essa non gradito. L’accusa di “concorso morale” in riferimento all’analisi situata di un problema politico va intesa come sintomo dell’accanimento contro chiunque osi raccontare quanto avviene in Val di Susa senza criminalizzare la determinazione di una comunità a lottare contro la devastazione del suolo, della salute dell’ambiente e del territorio. Ricordiamo che all’interno dello stesso procedimento altre 45 persone, tra cui 15 minorenni, sono state rinviate a giudizio. Questa storia va intesa inoltre per ciò che è: un inaccettabile atto intimidatorio contro la libertà di pensiero e la libertà di ricerca, ancor più grave in quanto portato avanti contro giovani studenti accusati di mettere troppa passione in ciò che fanno e minacciati di essere pesantemente sanzionati se prendono posizione, “partecipano” o osano fare politica.
Rivolgiamo questo appello in modo particolare al mondo universitario italiano per rompere il silenzio e denunciare la violazione della libertà di ricerca e di opinione. Nessuno dei classici difensori delle libertà democratiche si è fatto, fino a ora, sentire. Nessun esponente di rilievo del mondo accademico né del ministero dell’Università e della Ricerca ha ritenuto necessario dover rilasciare una dichiarazione. Vogliamo rivolgerci in particolare al mondo accademico per chiedere quanto a lungo intenda accettare esplicite intimidazioni e minacce di ritorsioni. Se il fine di questo processo è sigillare la colpevolezza di chi racconta le ragioni di chi lotta contro la violenza e i soprusi, siamo tutti colpevoli. “Per uno scrittore il reato di opinione è un onore” ha scritto Erri De Luca, il primo assolto per un crimine che non esiste ma che l’Italia odierna punta pericolosamente a restaurare: il reato d’opinione. Sentiamo l’esigenza di prendere parola in difesa della libertà di ricerca e di pensiero in Italia e chiediamo a tutti di moltiplicare le iniziative in questa direzione. Ribadiamo che nessuna intimidazione o minaccia di ritorsioni potrà distoglierci dalla nostra narrazione, dal nostro storytelling, dal nostro impegno di ricerca perché il nostro mestiere lo conosciamo e lo amiamo, nonostante tutto.
Per adesioni all’appello, inviare una mail all’indirizzo: appelloricerca@gmail.com
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