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giovedì 30 ottobre 2025

Diane di Prima

 



& nessuno ‘ possiede ‘ la terra
si può averla
in uso, nessuno deve averne di più
di quella che può lavorare, lavorarla lui stesso e la famiglia
non lasciamo che nessuno lavori per qualcuno
eccetto per amore, e quello che fai in più del
necessario darlo alla tribù
un Common-Wealth, un bene comune
Nessuno di noi ha risposte, pensa
a queste cose.
Verrà il giorno che dovremo avere risposte
.Stream Diane di Prima Memorial Tribute Pt. 1: Revolutionary Letters and  Other Poems by LIVE! From City Lights | Listen online for free on SoundCloud


martedì 9 settembre 2025

Diane Di Prima

 Diane di Prima - Memorie di una beatnik - Quodlibet

A lungo considerato un classico underground per i toni crudi e i contenuti sfacciatamente erotici, Memorie di una beatnik (1969) è un’autobiografia al confine tra storia e invenzione, arte e pornografia, confessione e fantasia. Con piglio ironico e spietata lucidità, Diane di Prima ripercorre una pagina cruciale della cultura statunitense a partire dai comportamenti e dalle vicissitudini quotidiane dei suoi protagonisti. New York, primi anni Cinquanta: Diane ha diciotto anni quando abbandona l’università e si trasferisce a Manhattan, là dove il Lower East Side si fa labirinto di miseria, rabbia e bellezza. Il suo appartamento diventa presto un punto d’incontro per amici, artisti erranti e figure irregolari di ogni sorta. Siamo in uno dei primi esperimenti di vita collettiva, in uno spazio di libertà assoluta, nel quale le relazioni affettive, il sesso, le droghe, ma anche la musica, la scrittura e la creazione artistica vengono esplorati con urgenza autentica e radicale. Intorno a lei, nella città di Charlie Parker e Miles Davis, assistiamo allo sbocciare euforico dell’amicizia, fatta di notti insonni e di ingegnosi espedienti per sopravvivere. I nomi di Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti, Jack Kerouac e Allen Ginsberg si intrecciano alla trama viva del racconto, mentre i ricordi di Diane – diretti, intensi, senza filtri – ci restituiscono il senso di quella febbre esplorativa, di quella stagione irripetibile che è stata la Beat Generation.

(da Quodlibet Editore che ringraziamo)