sabato 6 luglio 2024

Amando Puskin

 

Aperture serali Museo Civico Ala Ponzone

 

Oggi iniziano le speciali aperture serali gratuite del Museo Civico Ala Ponzone.
Durante l'estate, fino al 31 agosto, tutti i venerdì e i sabato sera il museo sarà aperto dalle 20 alle 22.
 
 
Foto

sabato 29 giugno 2024

E' iniziata"Distésa", mostra fotografica di viaggio di Nora Guerra, in Libreria fino al 15 Luglio

 


 

Da mare a lago. Da lago a deserto.


Aralkum, come viene chiamato dalla gente del posto, è un deserto nuovo,
salato e carente, sorto dal fondale del Lago d’Aral: un tempo uno dei mari di origine oceanica più estesi al mondo.

La storia di questa distesa desolata è recente, se non attuale; iniziata
quando, nel 1960, in Unione Sovietica, vengono deviati i due principali fiumi che alimentano il Lago per favorire la prosperità delle piantagioni di riso e aumentare la produzione di cotone destinato alla produzione di divise militari.
Nel corso degli anni successivi, la popolazione uzbeka che risiedeva nei
pressi del vecchio mare- la cui economia si basava sulla pesca - vide le acque allontanarsi sempre di più dalle loro case e i frutti del proprio lavoro diminuire a dismisura. Il livello del sale nell’acqua crebbe e molta della fauna locale sparì.
Rapidamente la vita delle persone si fece sempre più dura; alcuni
tentarono fortuna nell’agricoltura ma le frequenti tempeste di sabbia - mista a tracce aeree di pesticidi - portarono la popolazione ad ammalarsi e ad abbandonare la zona, lasciando dietro di sé solo un velo bianco e scintillante: il sale.

Nel Novembre 2023, durante un viaggio alla scoperta dell’Uzbekistan, mi
sono trovata ai confini del Turkmenistan, a Nukus, capitale della regione autonoma del Karakalpakstan, per poi intraprendere una strada lunga circa 400 kilometri fino a raggiungere le acque del vecchio mare, esteso oltre il confine con il Kazakistan.
In questo lungo viaggio non ho incontrato molte persone; il nostro
accompagnatore guidava silenzioso sull’antico fondale percorrendo una strada immaginaria: una distesa di sabbia lunga chilometri che a occhio nudo non aveva una fine.
Più volte mi sono chiesta quali fossero i suoi punti di riferimento. Le
estrazioni di gas? I radi accampamenti dei lavoratori? Finché, al tramonto, come un miraggio, è apparso l’altopiano Ustyurt.

Il silenzio che circondava me e i miei compagni di viaggio era assoluto.
Nessun suono veniva percepito se non l’ululare del vento lontano e lo scricchiolio di qualche animale. I nostri passi erano rumorosi. Intorno a noi rocce e sabbia, sopra di noi la via lattea che ci illuminava.
Per vedere il vecchio mare ci volle un giorno intero, qualche ora dopo
l’alba.



mercoledì 26 giugno 2024

Tomaso Montanari, Chiese chiuse

 Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento. Oggi non sappiamo cosa farcene, di tutto questo «ben di Dio», e bene pubblico: mancano visione, prospettiva, ispirazione. Ma è anche lì che si potrebbe costruire un futuro diverso. Umano. Le antiche chiese italiane ci chiedono di cambiare i nostri pensieri. Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo. Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all'omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo.